"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



martedì 24 ottobre 2017

ATTIVITA' DEL CK90: ALLENAMENTO INVERNALE IN PALESTRA


Mercoledì 25 Ottobre inizia l’attività di allenamento invernale in palestra. Nel periodo che va da Ottobre e fino al cambio dell’ora legale della primavera successiva si effettua una ginnastica rivolta a tutti gli iscritti al Canoa Kayak ’90 ASD (CK90) che si vogliono tenere in forma durante i mesi autunno-invernali. In una riunione con le altre società sportive del comune di Vercurago viene diviso il tempo a disposizione e le relative serate della palestra Comunale di via Novella. Anche quest’anno ci sono state assegnate due serate; il Mercoledì dalle 19:00 alle 20:00 e il Venerdì dalle 20:00 alle 21:00 (ed eventuale finale con panino e birra al River Cafè a Lecco per chi gradisse). La palestra dispone ovviamente di spogliatoi e docce calde. Gli allenamenti sono coordinati da un preparatore atletico. 



Il gruppo dei partecipanti è formato da soci di tutte le età e di ambo i sessi e non è raro che sia frequentato dai genitori con i figli. Le attrezzature a disposizione si stanno arricchendo negli anni ed ai soliti tappetini, pesi, manubri, corde, si sono aggiunti i più recenti: Push-up Gain, Abdo-Gain e Gym-ball, Balance-Board. Sono tutti strumenti che aiutano a migliorare l'equilibrio e la reattività, doti molto utili a noi canoisti.

L’attività della ginnastica del CK90 non è finalizzata alla sola pratica del kayak ma ha anche come obbiettivo di mantenere generalmente in forma il fisico durante la stagione fredda. Si compone quindi di alcuni minuti di corsa seguiti da stretching poi si passa al cosiddetto “circuit-training” dove ciascuno svolge un esercizio diverso per un tempo definito (un genere un minuto) poi si ruota nella postazione successiva compiendo un altro esercizio con l’ausilio di una diversa attrezzatura. Ogni circuito è composto da nove diverse “stazioni”; il circuito va ripetuto tre volte con un pausa di una breve corsa tra uno e l’altro. 



La varietà dei movimenti ci aiuta a stare in forma. Nella parte finale dell’allenamento vengono effettuati ancora alcuni minuti di stretching che ci congedano morbidamente dall’attività fisica. Durante gli esercizi svolti a rotazione in ogni postazione è collocata una stampa con l’immagine che riproduce schematicamente l’esercizio da eseguire.




Quella della palestra è un’attività fisica che oltre a mantenerci in forma ha il pregio di dare continuità al gruppo del CK90 che poi, con l'arrivo della primavera, aumenterà la frequenza delle uscite in kayak.

Testo del Luis (Inuit del Lario - CK90)
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lunedì 1 maggio 2017

CORSO BASE DI KAYAK DA MARE ANNO 2017




Il corso base di kayak da mare è tenuto da istruttori qualificati (FICK, UISP e SOTTOCOSTA) presso la "Scuola di Canoa da Mare" dell'associazione Canoa Kajak 90 ASD.

La Scuola è riconosciuta dalla FICK (Federazione Italiana Canoa Kayak) ed è situata presso il centro sportivo di Vercurago (LC) in via Lungolago A. Moro, 31.

La finalità del corso base è quella di imparare a condurre un kayak su acque calme di mare, di lago e di fiume. Verrà insegnata la tecnica base e le principali manovre di sicurezza.

REQUISITI RICHIESTI:
- Iscrizione all’associazione Canoa Kajak 90 ASD.
- Certificato medico di idoneità alla pratica sportiva non agonistica.
- Saper nuotare.

PERIODO E DURATA DEI CORSI:
- Periodo estivo da maggio a settembre, nei giorni feriali nelle ore serali (dalle 18:00) o nel fine settimana.
- N. 8 ore totali, ripartite in sei lezioni, in gruppo di tre persone, della durata di circa un’ora e mezza, suddivise in 1 o 2 lezioni settimanali, con modalità da concordare con l’istruttore.

MATERIALE:
- Kayak, pagaie e giubbotti salvagente sono forniti dalla Scuola per tutta la durata del corso.

Al termine del corso, con l’iscrizione all’associazione si ha diritto a continuare ad usufruire del materiale nautico messo a disposizione per i Soci e frequentare la preparazione atletica invernale in palestra fino al 31 Dicembre.

Per l’iscrizione o per ricevere maggiori informazioni, la Segreteria (presso la sede nautica) è aperta il Giovedì sera dalle 21.00 alle 22.00 oppure da:

Corrado Mazzoleni (Nerrajaq) 347.2913215
Felice Farina (Eppiluk) 349.5216020

e-mail: inuitdellario@gmail.com

NB: nel menù del blog c’è il modulo di adesione e le quote associative per l’iscrizione al corso.

lunedì 3 aprile 2017

CORSO MAESTRI DI KAYAK DA MARE FICK 2016



Il Corso Maestri di kayak da mare della Fick 2016 si è concluso il 18 Febbraio 2017 con l'esame pratico nel mare di S.Felice Circeo e l'esame teorico a Sabaudia.

Il Corso, organizzato dall'ASD Sottocosta, ha avuto inizio a Settembre con la prova di ammissione (capacità individuali di tecnica di kayak da mare, capacità di navigare in sicurezza e di eseguire salvataggi, prova di nuoto e prova di velocità/resistenza in kayak), il colloquio attitudinale  e il primo ciclo di lezioni presso il centro Federale di preparazione Olimpica di Castel Gandolfo; il Corso è poi proseguito con un successivo incontro a Novembre sempre presso la sede nautica sul lago di Albano.



I maestri formatori della FICK, i formatori del CONI e altri esperti esterni hanno tenuto le lezioni in aula, gli argomenti trattati sono stati molti, compreso quelli previsti dal nuovo sistema di certificazione nazionale Pagaia Azzurra:

- teoria e tecnica della pagaiata
- capacità di pagaiata: le tre linee di difesa
- didattica e metodologia del kayak da mare
- psicologia dell'insegnamento e dell'apprendimento
- salute ed efficienza fisica
- educazione ambientale
- competenze marinare (navigazione e pilotaggio, meteorologia, oceanografia, cime e nodi)
- pagaiare in sicurezza






Il Corso ha previsto anche delle uscite in mare ad Anzio dove gli aspiranti Maestri hanno sperimentato gli imbarchi e gli sbarchi nel surf, l'incident management e la leadership. Mentre sul lago di Albano si è pagaiato con altri tipi di canoe come il surfski, la polinesiana e la canadese.




Al Corso era presente il Maestro Felice Farina in qualità di formatore ed esaminatore, mentre come aspiranti Maestri hanno partecipato a rappresentare gli Inuit del Lario del CK90: Pietro de Angelis, Corrado Mazzoleni e Enzo Villa. Il corso è stato molto interessante; i formatori erano preparati ed esigenti, ma grazie all'impegno costante e alla loro passione i nostri tre tecnici sono stati promossi. Ora il CK90 vanta tre nuovi Maestri, che contribuiranno ad aumentare il livello qualitativo di insegnamento della nostra Scuola di Canoa da Mare riconosciuta dalla FICK.



Stiamo preparando un programma di lezioni su tutti gli argomenti richiesti per il conseguimento della certificazione Pagaia Azzurra Sea Kayak 2 e Sea Kayak 3, ma, soprattutto, per migliorare la nostra capacità di pagaiare e di navigare, in modo da goderci a pieno e in sicurezza le bellezze delle coste italiane. Seguiranno dettagli.. vi aspettiamo!

lunedì 27 marzo 2017

UN GIORNO SUL CUSIO (LAGO D'ORTA)



Cari Amici del Kayak da Mare, 

anche quest’anno come nel 2015, sarò assente “giustificato” ma non voglio perdere l’occasione per invitarvi al raduno del 9 Aprile, raduno che nel tempo si è consolidato come tradizione primaverile.

Il programma prevede il solito giro del lago con sosta ad Omegna nei pressi della Canottieri e successivamente un lungo costa sul versante Est sfiorando l’Isola di San Giulio meglio nota come “l’isola del silenzio”. 

Per il meteo è prematuro fare previsioni, per cui sarà quel che sarà e in funzione delle condizioni potrebbero essere apportate modifiche al percorso. 

Punto di ritrovo e base di partenza sono sempre al Lido di Gozzano e l’ora dell’incontro è fissato tra le 9 e le 9,30 di Domenica 9. Per arrivare a Gozzano, si suggerisce di consultare la carta stradale o lasciarsi condurre dal navigatore trovando così la strada più conveniente per raggiungere la località. In prossimità della cittadina, seguire le indicazioni per lago d’Orta. Appena superato l’abitato la strada tende a scendere in tratto rettilineo, al termine del quale la provinciale tende a dx, ma è qui che, facendo la dovuta attenzione, dovete tenere la sx (la segnaletica a terra è scadente) su una strada stretta in ripida discesa che in poche centinaia di metri porta alla piazzetta con obelisco e fontanella proprio a due passi dal lago. Una volta scaricato i kayak, un ampio parcheggio è a disposizione. 

Si costeggerà la costa ovest soleggiata lasciando sulla sx le località costiere quali Lagna, Pella, Ranco, Oira sino a raggiungere Omegna per la sosta pranzo dopo circa tre ore di pagaiata ad andatura tranquilla per un totale di circa 15 km. Il ritorno sarà lungo la costa est passando da Borca, l’insenatura di Pettenasco, Orta e l’isola di Orta San Giulio come già accennato più sopra. Il percorso totale si aggira sui 30 km. La stanchezza potrebbe essere inevitabile, ma la bellezza dei luoghi l’attenueranno non poco.

Se il tempo sarà favorevole, una birra premiante e con poca schiuma (?) concluderà la giornata. L’abbigliamento deve essere consono alla stagione e alla temperatura dell’acqua, in ogni caso è bene che ognuno abbia un cambio, un paio d’occhiali da sole e per scaramanzia un copricapo per la pioggia. Si suggerisce anche una bevanda calda unitamente alla colazione al sacco, visto che non ci sarà modo di un caffè ma normalmente non dovrebbero mancare bevande tonificanti e digestive! Per la sicurezza, è fatto obbligo il giubbotto salvagente indossato, il paraspruzzi, così come il kayak, di lunghezza superiore ai mt. 4,70, deve essere dotato di cime di sicurezza e di gavoni stagni anti affondamento. 

Chi intende partecipare è richiesto di darne conferma entro Mercoledì 5 Aprile a mezzo e-mail o al 338-1374722. Sperando in una cortese e ampia partecipazione, vi giunga il mio più cordiale saluto e che il tempo sia favorevole!

Luciano Belloni

p.s. – sarò a salutarvi? Vedremo nelle prossime settimane.
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lunedì 20 marzo 2017

CICLADI KAYAK TOUR 2016


Giovedì 6 Aprile alle ore 21:00, Tatiana Cappucci e Mauro Ferro presenteranno il loro viaggio "Cicladi Kayak tour 2016"  presso OPIFICIO ZAPPA in Via IV Novembre, 2 a Erba (CO). 
Questo il blog del viaggio: www.cicladikayaktour2016.blogspot.it
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lunedì 6 marzo 2017

I SISTEMI DI SICUREZZA PER RICHIEDERE SOCCORSO DURANTE LA NAVIGAZIONE IN KAYAK (parte 2)



SISTEMI VISIVI

FUOCHI DI SEGNALAZIONE

Un altro sistema di sicurezza che può essere utile portare a bordo di un kayak è il kit dei fuochi di segnalazione che sono un ottimo sistema per farci avvistare dai soccorsi. In genere il kit contiene fuochi a mano, razzi a paracadute e boette fumogene. 

Le boette fumogene producono un fumo di colore arancione e devono essere utilizzate di giorno quando si vuole segnalare la nostra posizione ai soccorsi che ci stanno cercando. E’ molto utile in particolare per le ricerche dall’alto (aereo, elicottero). La boetta fumogena è galleggiante. 

I fuochi a mano invece si usano al posto delle boette per segnalare la nostra posizione di notte quando avvistiamo i soccorritori (barca od elicottero). La luce è rossa e dura circa un minuto ed ha una portata di 6 miglia. Sono comunque utili anche di giorno in quanto la luce è ben visibile e bruciando producono una discreta quantità di fumo. 

I razzi a paracadute invece devono essere lanciati per farci localizzare quando i soccorsi sono molto distanti dalla nostra posizione, tanto da non poter avvistare un fuoco a mano o una boetta fumogena. Il razzo a paracadute si alza sulla linea dell’orizzonte anche fino a 300 metri e poi, grazie al paracadute, rimanendo in aria per alcuni minuti, sarà molto più semplice scorgerlo anche da parte di un osservatore distratto che non controlla attentamente la linea dell’orizzonte in mare. Proietta un segnale luminoso di colore rosso. 

Il kit va conservato in un contenitore resistente all’acqua e collocato nel kayak a portata di mano. Anche se ci sono le istruzioni di utilizzo sulla confezione, bisognerebbe imparare ad usare i fuochi di segnalazione prima del loro reale utilizzo. Il kit ha una scadenza di utilizzo.




LUCE STROBO

Esistono in commercio diversi modelli di luci di emergenza portatili a batteria lampeggianti o stroboscopiche che possono essere utili ai soccorritori per individuarci durante la notte. Essendo di dimensioni ridotte possono essere applicate al salvagente. Hanno tenuta stagna.



SPECCHIETTO ELIOGRAFICO

Un vecchio sistema ancora valido è quello di utilizzare uno specchietto eliografico che utilizzando la luce del sole trasmette un segnale luminoso che può essere utile per farsi localizzare.




SISTEMI SONORI

Per richiamare l’attenzione di un compagno di escursione, in una normale situazione ma anche segnalare un’urgenza o un’emergenza o perché magari pagaiando nella nebbia non vediamo più i compagni, possiamo usare un fischietto oppure un corno da nebbia che vanno legati al giubbotto salvagente o posti in una tasca. 





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sabato 25 febbraio 2017

I SISTEMI DI SICUREZZA PER RICHIEDERE SOCCORSO DURANTE LA NAVIGAZIONE IN KAYAK (parte 1)

Nel caso in cui, durante un’escursione in kayak, ci trovassimo in una situazione di emergenza e dovessimo aver bisogno di un aiuto esterno, è importante avere a bordo uno o più sistemi di sicurezza per richiedere soccorso. Vediamo quali sono i principali sistemi utili ad un canoista per lanciare un segnale di soccorso.


SISTEMI RADIO 

RADIO VHF

E’ una radio portatile, con antenna e batteria integrata, che serve per trasmettere e ricevere sulla banda marina, cioè su tutte le frequenze radio che sono usate dalle imbarcazioni per comunicare con altre imbarcazioni, con la Guardia Costiera, con i porti ed è quindi uno strumento fondamentale per richiedere soccorso nelle situazioni di emergenza. Per poter utilizzare un VHF, il canoista deve possedere una licenza di RTF (radiotelefonista) che viene rilasciata tramite semplice domanda al Ministero delle Comunicazioni. Insieme alla Licenza RTF, verrà rilasciato anche il Nominativo Internazionale che identificherà quella stazione radiotelefonica in tutto il mondo. 

VHF è la sigla di Very High Frequency, cioè che sfrutta le onde elettromagnetiche ad alta frequenza (tra i 30 e i 300 Mhz). Queste onde si propagano in linea retta a portata ottica cioè raggiungono tutti i punti che sono visibili intorno al kayak ed essendo fermate dagli ostacoli non raggiungono grandi distanze. La portata del segnale dipende da due fattori: l’altezza dell’antenna (stando in kayak non supererà i 60/70 cm) e la potenza del VHF che essendo un dispositivo portatile è di 5/6 W; avremo quindi una portata di circa 2-3 nm in caso di comunicazione kayak-kayak e di 6-7 nm in caso di comunicazione kayak-nave.



L’utilizzo del VHF è abbastanza semplice. Sono quattro i comandi principali che bisogna conoscere: il tasto di acceso-spento che di solito è insieme al volume, il tasto di trasmissione, il selettore dei canali (i canali sono 59) e la regolazione dello squelch, cioè del filtro antirumori. Generalmente la trasmissione si svolge modalità simplex: la trasmissione e la ricezione avvengono sulla stessa frequenza, quindi non si può parlare e ascoltare contemporaneamente. Esistono quindi delle regole di comunicazione che vanno seguite, come per esempio “passo” (over in inglese) per indicare che si passa dalla fase di trasmissione a quella di ricezione, “chiudo“ (out in inglese), per indicare la fine della trasmissione quindi senza una successiva risposta, “ricevuto” (received in inglese) per indicare che si è ascoltato il messaggio, “ripeto” (I say again in inglese) per ripetere quello che si è appena detto. Se la trasmissione avviene in modalità duplex, si può quindi comunicare come con un normale telefono. 

Il VHF viene utilizzato principalmente in questi casi:

- Ascoltare le previsioni meteo. Il bollettino Meteomar (il principale bollettino meteorologico elaborato dall’Aeronautica Militare) viene trasmesso a orari fissi sul canale 16 (1:35-7:35-13:45-19:35) e in continuazione sul canale 68.

 - Comunicazione di ROUTINE tra barca e barca utilizzando in genere i canali 6, 8, 72 o 77 oppure con i professionisti del mare: autorità portuali, navi commerciali, pescatori, porti turistici ect… Per esempio le Capitanerie di porto utilizzano il canale 9. Per effettuare una chiamata di ROUTINE si sintonizza la radio VHF su un canale noto al ricevente. Prima di trasmettere occorre accertarsi che sul canale scelto non ci siano altre comunicazioni in corso. Si procede chiamando per due volte il nominativo della stazione, seguito da “QUI” e “il mio nominativo” e dicendo chiamata di ROUTINE si aspetta la risposta. Se la stazione non dovesse rispondere si attende per due minuti e poi si effettua di nuovo la chiamata. Se si sta comunicando con una Stazione Costiera sarà quest’ultima a indicare il canale “di lavoro” su cui sintonizzarsi.

 - Lanciare chiamate di sicurezza, di soccorso e di urgenza attraverso il canale 16 che in tutto il mondo è dedicato alla sicurezza in mare. Il VHF dovrebbe rimanere sempre accesso su questo canale dove oltre alle previsioni meteo e gli avvisi ai naviganti, si possono captare eventuali richieste di aiuto da parte di altre imbarcazioni. Nei primi tre minuti di ogni mezz’ora va mantenuto il silenzio radio in quanto sul canale 16, questo periodo è utilizzato per segnalazioni di sicurezza e di emergenza. 

Il segnale di Soccorso è il MAYDAY che sta a significare un'immediata richiesta di aiuto per pericolo di vita per l'equipaggio. Si effettua dicendo tre volte la parola MAYDAY (si pronuncia MEDE') seguita da QUI e tre volte “il nome dell'unità” seguito dal nominativo internazionale poi si dà la nostra posizione, si comunica il motivo del pericolo e si chiede immediato soccorso. Esempio: " MAYDAY, MAYDAY, MAYDAY. QUI CK1, CK1, CK1. Poi si dice il testo del messaggio: MAYDAY, CK1, siamo 2 kayak alla deriva, la nostra POSIZIONE è a 1 miglio per 180° dal faro di S.Nicola e richiediamo immediato soccorso” Quando il MAYDAY è lanciato da un’imbarcazione troppo lontana dalla stazione ricevente, un’imbarcazione più vicina può lanciare il MAYDAY RELAY (MEDE' RELE’) ripetendo il messaggio originale come è stato ricevuto e fare da ponte con la Capitaneria di porto più vicina.

Il segnale di Sicurezza è il SECURITE' e serve a comunicare a tutti i naviganti un pericolo per la navigazione (una burrasca in arrivo, un grosso oggetto galleggiante alla deriva, una grossa macchia di petrolio). Anche questo si effettua dicendo tre volte la parola SECURITE' seguita dal messaggio di Sicurezza per la Navigazione e la posizione del pericolo. 

Il segnale di urgenza è il PAN PAN (Possible Assistance Needed) e serve per inviare una richiesta di assistenza ma l'unità o l’equipaggio non corre pericolo di vita (nel nostro caso una lussazione alla spalla). Anche questo segnale si effettua dicendo tre volte la parola PAN PAN seguita dal nominativo, dalla posizione e dal messaggio di richiesta di assistenza. 

Se decidiamo di navigare per più giorni e su rotte lunghe, magari in solitaria, è meglio dotarsi di un VHF che abbia il dispositivo DSC (Digital Selective Calling) che permette di fare chiamate di routine e di lanciare messaggi di soccorso digitali sul canale 70. Il segnale di soccorso lanciato avrà automaticamente le seguenti informazioni: identificativo MMSI, orario di invio dell’allarme, posizione e tipo di emergenza.






TELEFONO CELLULARE

Il telefono cellulare va riposto in una custodia stagna e messo in una tasca del giubbotto salvagente. In genere la custodia ha un cordino per assicurarlo al salvagente per evitare che cada in acqua. Può essere un ottimo sistema per comunicare tra canoisti durante un’escursione di gruppo oppure per richiedere soccorso alla Guardia Costiera digitando il numero blu gratuito 1530, o gli altri numero del soccorso (118, 112). Il principale limite del telefono cellulare è che navigando sotto una costa rocciosa alta oppure in una zona priva di ripetitori potremmo non ricevere il segnale. Alcuni vantaggi del cellulare: può essere utilizzato sia in mare che a terra; si può consultare on line (sempre che ci sia connessione ad internet) il bollettino Meteomar. Infine è consigliabile memorizzare tutti i numeri di telefono utili della zona in cui si facendo l’escursione.



PLB

Il PLB (Personal Locator Beacon) è un trasmettitore di localizzazione d'emergenza, e serve per segnalare istantaneamente ed in qualsiasi parte del pianeta, la posizione di navi, aerei e persone in situazioni di grave emergenza. È essenzialmente costituito da un radiofaro collegato con il sistema satellitare COSPAS-SARSAT per le operazioni di ricerca e soccorso. Il trasmettitore, una volta attivato manualmente o automaticamente (per immersione in acqua), emette segnali sulle frequenze di emergenza che vengono captati dalla rete di satelliti in orbita e ritrasmessi a terra presso i centri di coordinamento soccorso. I principali vantaggi del PLB sono: dimensioni ridotte e quindi può essere riposto in una tasca del salvagente, può essere utilizzato a terra (a differenza del VHF) ed essendo collegato ad un satellite non ha problemi di mancanza ricezione.
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sabato 28 gennaio 2017

ESERCITAZIONI DI ESKIMO (INUIT ROLL) IN PISCINA



Il periodo invernale, quando le condizioni climatiche rendono meno frequenti le uscite in kayak, è l’occasione per imparare, perfezionare e tenere allenata la manovra dell’eskimo (Inuit Roll), naturalmente in una calda e confortevole piscina coperta. Sono ormai alcuni anni che il CK90 si affida, per questo, ad una struttura sportiva di Cesana Brianza, la Olympia Fitness, in cui c’è una piscina profonda 1,20 m, ideale per questo tipo di attività.


Oltre all’eskimo, in piscina, si possono anche mettere a punto manovre quali l’appoggio basso e l’appoggio alto. Una buona padronanza di tutte queste manovre aumenta la sicurezza dell’andare in kayak, aumenta la confidenza con la propria imbarcazione e con l’acqua. Il cambiamento è anche nell’atteggiamento psicologico del canoista che, in situazioni critiche con onda e vento, sa di poter contare sulle manovre di emergenza fondamentali, gli appoggi e l’eskimo, quelle che fanno parte della seconda linea di difesa della tecnica del kayak da mare.


L’eskimo è una manovra che può sembrare difficile, e l’idea di stare a testa in giù, nel kayak e sott’acqua crea qualche timore. E’ invece alla portata di tutti, non richiede forza o particolari doti atletiche, serve solamente calma, coordinazione, un po’ di pazienza per impararlo e tanto esercizio. Naturalmente la presenza di un buon insegnante è indispensabile per una corretta impostazione e un veloce apprendimento; ci guiderà, passo passo, in una serie di esercizi preparatori, utilizzando anche vari accessori, come galleggianti, paddle-float e pagaie modificate, per capire e apprendere al meglio la tecnica. Quattro le fasi in cui lo si può schematizzare: posizione di partenza, spazzata, colpo d’anca e posizione finale. In piscina è possibile analizzare ed esercitare ogni singola fase in tutta tranquillità, con la supervisione dell’istruttore che ci fa assistenza a pochi centimetri di distanza.


Per ovvi motivi di spazio si usano kayak da torrente in plastica, lunghi circa due metri e mezzo, ma una volta appresa la manovra non sarà affatto difficile metterla poi in pratica con un kayak da mare lungo oltre 5 metri. I principi e la tecnica sono sempre quelli, a prescindere del tipo di kayak che usiamo.


Testo, foto e video del Luis (CK90 Inuit del Lario).

lunedì 4 aprile 2016

LA DIGA DI OLGINATE




La diga, che divide i laghi di Garlate e di Olginate, fu costruita tra il 1939 e il 1946. Il Consorzio dell’Adda, che si occupò in quegli anni anche della sua edificazione , provvede da sempre alla sua manutenzione e al suo esercizio. L’infrastruttura riveste un ruolo fondamentale, poiché opera per regolare il livello del lago di Como e per la ripartizione dei deflussi fra le utenze irrigue e idroelettriche poste a valle. Il business che ne deriva dalla regolazione delle acque del Lario, effettuata con un sistema di idrometri e di misuratori di portata posti sia a monte sia a valle della diga, è pari a diversi milioni di euro, ripartiti tra centrali elettriche e aziende agricole. I comuni rivieraschi del Lario fanno presente che la continua oscillazione del livello idrico provoca un aumento della moria delle uova, danneggiando le popolazioni ittiche. Ai danni ecologici si affiancano poi i danni infrastrutturali, dai quali consegue anche un danno di immagine per il turismo lariano.




La diga è provvista per un passaggio per i pesci; inoltre, da quando è stata costruita, il deflusso delle acque, in caso di piena nella città di Como, è aumentato notevolmente. Per dovere di cronaca menzioniamo le paurose esondazioni avvenute proprio a Como negli anni 1987, 1993 e 2002, durante le quali il lago raggiunse i 263 cm sopra lo zero idrometrico. Nel 1868, senza la diga, la città rimase sommersa per due mesi da un’esondazione di 397 cm.



lunedì 28 marzo 2016

IL VARO DEL KAYAK DA MARE

in dueUsando un termine propriamente nautico, ogni volta che facciamo un’operazione di trasferimento in acqua di un kayak a secco, effettuiamo un varo. Esistono diversi modi per eseguire un varo, ma visto il peso (sempre sopra i 20 kg.) e la lunghezza (5 metri e più) di un kayak da mare, è sempre meglio farlo in due o con l’aiuto dell’apposito carrellino per il trasporto: questo per evitare una forte sollecitazione alla schiena. Quando siamo in due il kayak va impugnato con le apposite maniglie presenti a prua e a poppa, la pagaia va invece infilata nel pozzetto o fissata con gli elastici portatutto presenti sulla coperta. Un accorgimento importante per salvaguardare la schiena: quando sollevate il kayak da terra, non flettete la schiena in avanti, ma piegate le gambe in questo modo ridurrete il peso gravante sulla zona lombare. Il carrellino per il trasporto di un kayak è facilmente smontabile in più parti in modo da essere stivato nei gavoni durante la navigazione.
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carrellino AVATAKSe invece siamo da soli e non possediamo un carrellino, esistono alcuni modi per trasportare un kayak da mare. Vediamo quali sono.
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a valigiaPer brevi distanze si usa il sistema a Valigia: impugnando un bordo del pozzetto e facendo in modo che sia bilanciato, si solleva il kayak rivolto verso l’esterno e con la prua in avanti. Avendo una mano libera, possiamo tenere la pagaia in mano.
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a spallaSe la distanza è più lunga, conviene utilizzare il sistema a Spalla: una volta sollevato il kayak, afferrandolo per il bordo del pozzetto o infilando tutto il braccio dentro il pozzetto, lo si appoggia sulla spalla cercando un punto di equilibrio. Il pozzetto sarà rivolto verso il corpo e la prua in avanti. Con questo sistema si è costretti a tenere la schiena leggermente flessa lateralmente: per evitare che si verifichino contratture, conviene fermarsi e cambiare lato appena si comincia a sentire dolore alla spalla. Anche in questo caso teniamo la pagaia nella mano libera.

lunedì 14 marzo 2016

LA NUTRIA, UNO STRANIERO IN ACQUA


Appartiene all’ordine Rodentia, famiglia Myocastoridae, mammiferi di grande taglia che in Europa comprende quest’unica specie. Il suo nome scientifico è Myocastor coypus. Massiccia, di dimensioni considerevoli (lunghezza corporea 70-150 cm.; peso 6-9 kg.). Pelo di colore variabile tra tonalità di bruno e di grigio; più chiara sul ventre. Zampe piuttosto corte, coda cilindrica, lunga (30-45 cm.) e poco pelosa, muso grigio chiaro con vibrisse ben sviluppate. Facilmente individuabile a terra, in acqua la si può confondere con la Lontra, ma nuota con assetto differente (testa, dorso e coda quasi completamente emersi).



Occupa canali e fiumi con basso regime di corrente, laghi, stagni e paludi con fitta vegetazione ripariale. Si può riprodurre anche più volta all’anno, con vere e proprie esplosioni demografiche. Principalmente crepuscolare, vive in coppie o piccoli gruppi famigliari, scavano tane lungo rive e argini, con ingressi subacquei. Vegetariana, si nutre però anche di uova, insetti e piccoli molluschi; in inverno raccoglie ghiande nei boschi ripariali. E’ ritenuta dannosa per l’economia agraria (mais, frumento, prato), per le associazioni vegetali palustri e per alcune specie di uccelli che nidificano tra la vegetazione ripariale; l’escavazione degli argini è inoltre pericolosa per l’uomo in caso di esondazione dei grandi corsi d’acqua.




In Europa è presente in tutte le aree a clima temperato ad eccezione di Spagna e Inghilterra, dove è stata recentemente eradicata. In Italia è ancora in espansione, distribuita in modo continuo soprattutto nelle aree padane e nelle regioni centrali. Originaria del Sud America e allevata per la pelliccia come “Castorino”, in Europa si è rapidamente diffusa. Nel nostro Paese e in Lombardia è in continuo incremento; la popolazione regionale è stimata in 35-40.000 individui. Attualmente è sottoposta a regime di controllo numerico.



lunedì 7 marzo 2016

LA CERTIFICAZIONE NAZIONALE PAGAIA AZZURRA

 
Cos’è Pagaia Azzurra? 
Pagaia Azzurra è il sistema di certificazione nazionale della FICK che codifica in più livelli la tecnica individuale dello sportivo, la sua capacità di procedere in sicurezza ed eseguire salvataggi in acqua rispettando l’ambiente naturale in cui si muove. Il sistema di certificazione Pagaia Azzurra introduce alla pratica dello sport e accompagna il pagaiatore fino al conseguimento delle certificazioni corrispondenti alla sua preparazione. La certificazione Pagaia Azzurra, già operativa nella disciplina Sea Kayak per i livelli 1, 2 e 3, arriverà a contemplare in futuro sempre più discipline (White Water, Open Canoe, ecc.) fino al livello 5. 

Perché conseguire una certificazione Pagaia Azzurra?
Pochi sport consentono una versatilità paragonabile a quella degli sport di pagaia. Dalla competizione al turismo, dal mare al torrente e alla piscina, dall’attività di squadra a quella individuale, da uno sport di aggregazione a un modo per scoprire la pace, la tranquillità, il patrimonio naturalistico e paesaggistico dei litorali e delle vie d’acqua italiane. Ce n’è veramente per tutti i gusti. 

 La certificazione Pagaia Azzurra è riconosciuta dall’EPP (Euro Paddle Pass) e consente di: 
- esibire una certificazione secondo uno standard comune e riconosciuto presso i paesi aderenti all’EPP (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Norvegia, Slovenia, Svezia);
- completare la propria formazione, nella propria disciplina, in uno qualsiasi dei paesi aderenti all’EPP; 
- proseguire la propria formazione iniziata all’estero in Italia; 
- affittare canoe o kayak presso centri italiani ed europei che sempre più spesso vengono affittati esclusivamente a fronte di una certificazione nazionale riconosciuta. 
- iniziare un percorso formativo con una crescita progressiva, necessario per accedere al programma di formazione per Tecnici FICK. 

Altri vantaggi per la persona?
Pagaiare è un esercizio fantastico: è divertente, contribuisce al miglioramento delle capacità cardiovascolari, del tono muscolare, della scioltezza e si pratica a contatto con la natura. Iniziare un percorso per conseguire una certificazione nazionale Pagaia Azzurra spinge a praticare un regolare esercizio aerobico che riduce tensioni e stress, contribuisce ad accrescere la fiducia in se stessi oltre a dare l’opportunità di condividere con altri la gioia dei propri progressi e della propria preparazione nell’eseguire dei salvataggi in acqua nell’ambito di un gruppo. 

Va bene anche per me?
La certificazione Pagaia Azzurra è un’avventura alla portata di tutte le età e abilità. Anche la pagaiata più rilassata costituisce un ottimo esercizio fisico ma va affrontata con la tecnica individuale appropriata, la competenza per procedere in sicurezza ed eseguire salvataggi agendo sempre nel rispetto dell’ambiente naturale. 

Cosa potrò esibire? 
Dopo aver superato positivamente la prova di esame il candidato riceve un certificato firmato dal Presidente FICK, dal Segretario Generale FICK e da entrambi i Tecnici Esaminatori. Il certificato è conforme allo standard europeo EPP ed è valido presso tutti i paesi aderenti EPP. Al candidato viene anche rilasciata la tessera che certifica la disciplina e il livello conseguito. La tessera dovrà essere esibita qualora richiesta per il noleggio di attrezzatura o nell’ambito di attività organizzate presso centri affiliati alle Federazioni Nazionali aderenti EPP (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Norvegia, Slovenia, Svezia).

I sistemi di certificazione degli altri paesi europei.
Le Federazioni di ciascun paese, (BC (UK), FFCK (F), SKCF (S), DKKF (DK), ecc.) applicano il proprio sistema di certificazione nazionale che ha un nome proprio (Star Award - UK, Pagaies Couleurs - F, Paddelpasset - S, Wet Card - N, ecc.) e che segue delle linee guida indipendenti per rilasciare certificati distinti in 5 livelli (1,2,3 personal skills, 4,5 personal skills + leadership) che si chiamano, ad esempio, 3 Star Award (UK), Pagaie Rouge (F), ecc. Come avviene per le università, presso le quali si seguono piani di studio differenti, per poi ottenere una laurea riconosciuta nei paesi all’interno della CE favorendo scambi di esperienze, workshop, symposium, ecc. così le Federazioni di 10 nazioni europee hanno allineato i propri sistemi di certificazione nelle varie discipline e ai livelli previsti secondo uno standard comune, chiamato EPP (Euro Paddle Pass), e destinato a comprendere sempre più nazioni aderenti. 

Cos’è EPP? 
EPP (EURO PADDLE PASS) è uno standard (framework), creato per allineare i sistemi di certificazione nazionale dei paesi aderenti (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Norvegia, Slovenia, Svezia) garantendone la propria autonomia ma secondo criteri comuni. EPP non è un sistema di certificazione. 

Il sistema di certificazione Pagaia Azzurra
Grazie al sistema di certificazione nazionale Pagaia Azzurra la FICK risulta allineata agli altri paesi aderenti all’EPP e può migliorare e controllare il livello di preparazione non solo dei tecnici ma anche dei pagaiatori italiani con evidenti vantaggi in termini di sviluppo e sicurezza nella pratica dello sport. Ecco perché è necessario che anche l’Italia possa contare su un sistema di certificazione.


 

 


lunedì 29 febbraio 2016

LIBRI – VIAGGIARE IN KAYAK DA MARE



Danilo e Silvio presentano un racconto fotografico della loro esperienza per stuzzicare la voglia di chi vuole provare il trekking nautico col kayak. Ripercorrere le tappe del loro viaggio può essere il punto di partenza per organizzare un viaggio per mare a bordo di un kayak. Basta cambiare il luogo di partenza o spostare la partenza di mezza giornata per percorrere lo stesso circuito ma su tappe diverse. Dopo il racconto c’è un prontuario con i consigli essenziali per affrontare in sicurezza e tranquillità un viaggio in mare dal mattino al tramonto oppure di un mese.
 
Viaggiando per mare in kayak si può godere di una posizione privilegiata per osservare la costa e visitare la terraferma. Più in alto di quando a nuoto ci si allontana dalla costa, più vicino di quanto si possa fare a bordo di una barca. Il kayak marino permette un rapporto intimo con il mare e ha un impatto molto basso sull’ambiente. Silvio Costa e Danilo Tulone hanno pagaiato per giorni interi percorrendo centinaia di chilometri. Hanno esplorato la costa della Sicilia, della Calabria, della Basilicata e della Puglia, qualche volta in modo avventuroso affrontando il mare grosso o degli imprevisti, dormendo la notte in tenda. Con la determinazione di raggiungere obiettivi sempre più impegnativi e rimanendo uniti nello spirito anche in momenti di difficoltà. Il trekking nautico, però, è alla portata di tutti. Si può fare con molto spirito sportivo, oppure più lentamente godendo dei posti mozzafiato che si incontrano. Il turismo col kayak offre la possibilità di provare la cucina locale e lasciarsi andare ai piaceri del cibo e del vino, di conoscere le località marine, di incontrare nuove persone.

TITOLO: Viaggiare in kayak da mare.
AUTORI: Silvio Maria Costa e Danilo Turone.
EDITORE: Edizioni Momenti.

lunedì 22 febbraio 2016

IL REGNO DEL QAJAQ (12)



Due sono i grandi itinerari che l’Artico propone: il Passaggio a Nord-Ovest, attraverso l’arcipelago canadese e il Passaggio a Nord-Est, lungo le coste siberiane: entrambi congiungono l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico e costituiscono un’alternativa alle rotte tropicali.




Il Passaggio a Nord-Ovest non solo ha riservato le maggiori complicazioni ai navigatori durante i secoli scorsi (l’intero percorso è stato completato soltanto all'inizio del nostro secolo dal grande esploratore Amundsen, tra gli anni 1903 e 1906), ma richiede tuttora l’impiego di navi speciali, con prua e chiglia rinforzate, precedute preferibilmente da una nave rompighiaccio. L’economicità di tale navigazione è molto dubbia, anche a causa del forte premio assicurativo richiesto, per cui il traffico lungo questa rotta è assai limitato.




Il Passaggio a Nord-Est fu invece percorso interamente per la prima volta dall'esploratore svedese Nordenskjold, nel biennio 1878-1879; da allora fu ripetuto più volte, tanto che all'inizio di questo secolo il viaggio veniva effettuato nell'arco di un solo anno. Per i Russi la via d’acqua si dimostrò indispensabile, poiché per raggiungere i lontani distretti della Siberia settentrionale non esistevano né strade né ferrovie. Dopo l’avvento del comunismo fu dato inizio a un piano gigantesco, che privilegiava l’armamento di un intera flotta di rompighiaccio; oggi la Russia è all’avanguardia nel settore della navigazione artica con oltre sessanta navi di questo tipo, alcune delle quali con oltre 15.000 tonnellate di stazza e un potenza di 45.000 HP, propulse da energia nucleare.




Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord.

lunedì 1 febbraio 2016

CIMENTO INVERNALE 2016 SULL'ALTO LARIO - 30/31 GENNAIO

Anche quest’anno e come del resto per tutte le edizioni precedenti, questo tipo di incontro nei giorni più freddi dell’anno, quelli "della merla" per intenderci, è sempre condizionato dal meteo e in tal senso chi scrive, vive i giorni che precedono l’evento, con una certa apprensione. L’occhio quotidiano, e più che quotidiano sui siti meteo alla ricerca di quello più ottimista, è motivo assillante. Ma perché poi tanto allarmismo? Potrebbe sembrare esagerato, ma la spinta, sotto sotto, è quella di avere maggiori certezze sul poter rivedere tanti amici e quella di conoscerne altri.



Le adesioni hanno un avvio molto lento e solo quando è diffusa percezione che le condizioni meteo siano discrete, ovvero che non ci siano perturbazioni meteo in arrivo, tutti, sentendosi meno turbati, danno loro conferma. Quest’anno come l’anno scorso, tutto è filato liscio non come l’olio, perché così sono stati il Lario e il Lago di Novate Mezzola che hanno amorevolmente accolto il gruppo. Alcuni Amici hanno riscontrato che le indicazioni sulla logistica erano “corrette” quindi nessuno è stato all’origine di ritardi ai punti di incontro, sia quello del Sabato mattina a Dervio che quello della Domenica a Gera Lario.



Al Sabato le ultime previsioni parlavano di nebbia fitta, ma di primo mattino, una fresca brezza da Nord simile al Tivano, accoglie i 14 partecipanti, del resto a Dervio, il punto più stretto del lago, quando le brezze o il vento si insinuano, le onde del Lago corrono veloci formando bianche creste spumeggianti, ma in passato ben peggio furono le situazioni meteo, sia di vento che di moto ondoso.


Il bar dell’imbarcadero si riempie all’inverosimile, sia per la nostra invasiva presenza, ben in 16, che per le piccole dimensioni del locale. Con entusiasmo ci si veste, non perché fossimo nudi, ma per indossare la “divisa” più idonea all’escursione e poi per la tradizionale foto di gruppo. Viste le condizioni del lago, si decide di traversare con rotta ovest-sud-ovest, ovvero puntando sul Castello di Rezzonico che si nasconde nel grigiore del monte retrostante. Su in quota, i monti sono imbiancati di neve fresca caduta nella notte. Stare uniti, malgrado le solite raccomandazioni è fatto sempre arduo, ma invece, uniti e vicini si è stati a colei che nutriva qualche preoccupazione con le onde di traverso. Qualche richiamo e qualche incoraggiamento aiutano e così si raggiunge la sponda ai piedi del Castello di Rezzonico.


Anche l’onda favorevole, con il passare dei minuti, tende a indebolirsi sino alla calma piatta tanto che l’amica di cui sopra torna a sorridere e pure a chiacchierare come suo solito. L’abitato di Rezzonico è praticamente deserto e il traffico lacustre? nullo, infatti non è stagione, eccezion fatta per i 14 del “Cimento”. Prima di raggiungere la Punta di Villa La Gaeta, si lasciano sulla destra alcuni centri rivieraschi come Santa Maria di Rezzonico, Molvedo, Sant’Abbondio e Acquaseria, oggi riuniti in un unico Comune quello di San Siro.



Raggiunta la Punta sopracitata, si sosta per qualche foto sotto la turrita e merlata Villa prima di riprendere la navigazione verso Menaggio. Le risorse energetiche del primo mattino si vanno esaurendo, per cui con l’attrazione psicologica della sosta pranzo, si raggiunge Varenna in men che non si dica, e il traghetto senza passeggeri, sulla tratta Varenna-Menaggio, modifica leggermente la sua rotta per non recare a noi danno, senza sapere che la sua scia è per il gruppo solo motivo di divertimento.


I bar in riva al lago e lungo la “passeggiata dell’amore” sono desolatamente chiusi, e dopo una più o meno frugale colazione al sacco, arricchita comunque da lambrusco, da dolci e liquori, si sale in “piazza” per un caffè e si ringrazia chi lo ha offerto, per cui … a buon rendere! Si riprende costeggiando la riva orientale con il lago tirato … a specchio e senza un alito di vento. Si supera l’ampia insenature di Olivedo che per la cronaca costituisce il punto più largo del Lario tra Olivedo appunto, e Menaggio.



Prima di raggiungere Bellano si supera Punta Morcate sulle cui pareti si esercitano arrampicatori. Nulla da segnalare sulla passeggiata a lago di Bellano e le piccole frazioni appaiono deserte mentre una fresca brezza contraria, accompagna sino allo sbarco. Le abituali operazioni di carico dei kayak sulle auto e quindi in carovana a raggiungere Dascio per la birra abituale, per la cena e il pernottamento.



Ancor prima della cena, l’atmosfera si è riscaldata e quindi “caldi”, per affrontare il menù con giusto e aggressivo appetito. Notte stellata ma non gelida, così al mattino il “freddo dei giorni della merla” non si fa sentire, un bene o un male? Il numeroso gruppo giunto al piazzale di Gera Lario, invade pacificamente il bar e poi si dà inizio alle operazioni che caratterizzano chi pratica il kayak da mare. Atmosfera gaia, serena e sorrisi e affettuosità tra i tanti Amici che da tempo e da “un anno” non si incontrano, ma il “Cimento Invernale” è il primo vero raduno dell’anno che, sempre per la cronaca, è alla sua diciottesima edizione. Sempre per la cronaca, ben DIECI le “ragazze” (?) presenti a sostenere il movimento delle quote rosa!




Al briefing si presentano in 37, una bella compagnia e numericamente inaspettata, ma il tempo è stato favorevole. Un imprevisto ritardo all’imbarco c’è stato, ma non si poteva non srotolare “lungo augurio” ad un Amico che per festeggiare il suo compleanno, ha scelto bene di partecipare al Cimento. La giornata soleggiata e in assoluta mancanza di vento, in un contesto di lago, canneti e monti innevati in quota, ha consentito a tutti di apprezzare la natura e i panorami dell’Alto Lario. Altra nota di cronaca a sottolineare la punta storica di basso livello delle acque, ma le previsioni indicano che presto arriveranno le auspicate piogge. L’atmosfera del Piano di Spagna, Riserva Naturale e il fiume Mera che ne limita i confini, le pareti rocciose a picco sul lago e la ampia distesa di canneti, rifugio naturale di una ricca avifauna migratoria, consente di apprezzare la natura in un silenzio assoluto.


In questo contesto, il gruppo procede in un chiacchierio costante che ben si inserisce, senza creare disturbo, nella quiete della Riserva Naturale stessa. Si supera la località di Dascio e pagaiando a distanza di sicurezza dai canneti, si costeggia il lago di Novate, i borghi di Verceia e di Novate, sino a raggiungere la spiaggia per accedere lungo un breve sentiero al tempio romanico di San Fedelino. La foto di gruppo è d’obbligo e poi tutti ad aprire i gavoni, custodi di abbondanti provviste per la giornata. Gli assaggi e la reciproca generosità rendono la sosta piacevole così il sole tiepido che tiene lontano i ricordi dei veri “giorni della merla”. Pur con la temperatura mite, solo gli astemi si sono astenuti dalle bevande a varia gradazione alcoolica, per cui dopo tutto ciò, si prende la via del ritorno. Si costeggiano le imponenti pareti rocciose del Monte Berlinghera e il panorama dell’Alto Lario si presenta in una nuova ottica, da Nord a Sud, con il Monte Legnone a far da maestoso sfondo al servizio fotografico.



Il Mera scorre lento e debole il beneficio della corrente e in gruppo sgranato si giunge al porto di Gera Lario per lo sbarco e qui si conclude il Cimento Invernale 2016. Vista la numerica partecipazione, visto l’alto indice di gradimento sarà difficile non pensare alla diciannovesima edizione, ma nel frattempo, tra tanti calorosi saluti di commiato, non resta che salutarci con il classico e ricorrente saluto … arrivederci alla prossima! 


Il testo è dell'infaticabile amico di pagaia Luciano Belloni.
Le foto (che si riferiscono alla sola escursione di Domenica) sono del Luis (Inuit del Lario)
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