"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



domenica 22 febbraio 2015

L’ENTRATA NEL KAYAK A BILANCIERE




La tecnica di entrata nel kayak detta “a bilanciere” è la più semplice da eseguire e anche la più sicura quando ci si deve imbarcare o sbarcare magari con onde e vento contro. Dopo aver posizionato il kayak in acqua, parallelo alla riva, si porta la pagaia dietro la schiena e la si appoggia sulla riva e il manico sul bordo posteriore del pozzetto. Voltati verso la prua del kayak, si impugna con una mano il manico della pagaia e il bordo del pozzetto e con l’altra l’estremità del manico rivolto verso riva. Così facendo il kayak è stabile e tutta la forza per tenerlo fermo è scaricata sulla pala della pagaia che è sulla riva. Appoggiando il peso sulla pagaia (e non sedendosi sul bordo del pozzetto!), si trova l’equilibrio necessario per spostare prima un piede e poi l’altro all’interno del kayak. Sempre ricercando la stabilità, si infilano le gambe distese all’interno dello scafo. Una volta seduti, è possibile allargare le gambe e inserire le ginocchia sotto il premicosce, allacciare il paraspruzzi lasciando uscire la maniglia dal pozzetto, portare la pagaia davanti e iniziare a pagaiare.
 
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Per uscire dal kayak si utilizza la stessa manovra appena descritta, semplicemente effettuandola al contrario. Si posiziona il kayak parallelo a riva, si appoggia la pagaia tra il bordo posteriore del pozzetto e la sponda, si stacca il paraspruzzi, si sposta il peso del corpo verso riva e ci si alza in piedi.

lunedì 16 febbraio 2015

LAGO DI COMO: "CIMENTO INVERNALE 2015" (parte seconda)



Il Pian di Spagna, pianura alluvionale formata dai detriti del fiume Adda e del fiume Mera, deve il suo nome all'epoca della dominazione spagnola (sec. XVI-XVIII). Insieme al lago di Novate costituisce uno dei punti paesaggisticamente più belli della Lombardia a cavallo delle provincie di Lecco-Como-Sondrio. Il luogo è perfetto per attività all'aria aperta quali, escursioni a piedi in bici o cavallo e birdwatching. Tra i canneti si nasconde una popolazione di cervi che attualmente sfiora il centinaio.




A metà tragitto ci concediamo la pausa nei pressi del Tempietto di San Fedelino approfittando del fatto che tale riva è ben riscaldata dal sole. Le origini dell’edificio religioso si fanno risalire al X Secolo e la sua storia è strettamente correlata al martirio di San Fedele le cui reliquie vennero ritrovate miracolosamente nel 964 e successivamente trasportate a Como.




Ai tempi delle persecuzioni perpetrate dagli imperatori Massimiano e Diocleziano contro i Cristiani, Fedele era un soldato romano convertitosi al Cristianesimo: a causa del rifiuto di compiere riti di sacrificio prima di una spedizione, fu imprigionato insieme ad altri sei compagni. Riuscì a fuggire e a nascondersi all’estremità settentrionale del Lago di Como (allora un corpo unico con il laghetto di Mezzola), ma raggiunto da uno dei suoi persecutori, venne qui decapitato: il luogo del martirio divenne la sede di fondazione dell’edificio religioso.

 


A partire dai primi anni del 1900, prese il via una serie di interventi di restauro del tempietto, tra il 1992 e il 1993 furono effettuati dei lavori di sistemazione dell’area circostante ed oggi, la chiesa di S. Fedelino si offre in perfetta armonia con il paesaggio naturale circostante.



Nel primo pomeriggio rientriamo percorrendo la riva scoscesa sotto il monte Berlinghera, il percorso è in controluce e sono utili gli occhiali da sole. Si ricaricano i Kayak e in un’ora siamo a Vercurago alla sede del CK90. Una domenica si sole passata in una riserva naturale secondo la migliore tradizione dei “Giorni della Merla”.



Testo del Luis (CK90 Inuit del Lario)

lunedì 9 febbraio 2015

LAGO DI COMO: "CIMENTO INVERNALE 2015" (parte prima)


Come consuetudine di ogni inverno, in prossimità dei “Giorni della merla” che per tradizione sono reputati i più freddi dell'anno, viene organizzato da parte di Sottocosta e del Canoa Kajak ‘90 sezione "Inuit del Lario" di Vercurago (LC) il “Cimento Invernale”. Il raduno avviene in alto lago di Como. Il ritrovo è alle ore 9:30 di Domenica 1° Febbraio a Gera Lario.




Il punto di imbarco da noi scelto si trova in prossimità del porto di Gera Lario dotato di facile imbarco comodamente accessibile dal parcheggio libero a cui si accede dalla Strada Statale Regina. L'obbiettivo è risalire lo stretto canale del fiume Mera nel Pian di Spagna.



 
L'itinerario passa quindi sotto il ponte del Passo e poi in vicinanza di Dascio, Verceia, Novate-Mezzola per fermarsi quindi in una pausa ristoratrice all'ingresso del fiume Mera nel lago di Novate-Mezzola in prossimità della chiesa di San Fedelino. La posizione è esposta al sole e dotata di spiaggetta sabbiosa per un facile approdo.




La Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola è stata istituita da Regione Lombardia nel 1983 . Il territorio della Riserva Naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola è riconosciuto come Sito di importanza Comunitaria (Sic) e si caratterizza quindi come un “complesso di luoghi contraddistinti per la presenza di habitat e specie sia animali sia vegetali, di interesse comunitario, la cui fruizione è quella di garantire la sopravvivenza a lungo termine della biodiversità presente sul continente europeo e aventi come finalità quelle di assicurare l’ambiente idoneo alla sosta e alla nidificazione dell’avifauna migratoria, di tutelare e mantenere le caratteristiche naturali e paesaggistiche della zona, di regolamentare la fruizione dell’area a fini didattico-ricreativi e di valorizzare le attività socio-economiche presenti nell’area nel rispetto delle esigenze di conservazione dell’ambiente.”



Testo del Luis (CK90 Inuit del Lario).

lunedì 2 febbraio 2015

IL REGNO DEL QAJAQ (11)



Diminuendo ancor la temperatura, la poltiglia si solidifica, una percentuale di sale si sposta in parte verso il basso e in parte verso la superficie esposta all’aria, formando una brina mista di cristalli di sale e di ghiaccio, che rende la lastra poco scivolosa e non trasparente. Raggiunti i cinque centimetri di spessore, la lastra formatasi risulta molto elastica, in grado di sorreggere il peso di slitte trainate da cani. Con l’aumentare dello spessore della lastra ghiaccio durante l’inverno, continua il processo di deposito del sale sullo strato inferiore, mentre la parte superiore, esposta agli effetti della neve e del vento, diviene sempre meno salina, al punto di poter essere utilizzata, nella primavera successiva, come acqua potabile.




Se invece la coltre di ghiaccio nuovo è rotta da una tempesta con forti ondate, i frantumi di ghiaccio, spinti più volte a urtarsi fra loro, si arrotondano e originano un tipo di superficie detta a “pancake” ovvero a frittelle, la quale, successivamente ricoperta di neve, può assomigliare a un foglia di ninfea. Queste trasformazioni avvengono sempre in prossimità delle coste, mai in mare aperto.




Per quanto riguarda la navigabilità nei mari artici, è giusto ricordare la parole di Armstrong riportate sulla rivista “Artic”: “La più importante applicazione degli studi sul ghiaccio marino riguarda la possibilità di navigare. Vi sono altre applicazioni: per un aereo è quella di trovare un posto sicuro dove atterrare, per i veicoli di trovare un passaggio che regga il loro peso, per i climatologi un segno dei cambiamenti climatici e per i meteorologi un indice per le previsioni del tempo. Ma nessuno di questi argomenti può stare alla pari con l’importanza di poter navigare”.



Fonte: Il meraviglioso universo del grande Nord