"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 18 agosto 2014

LA TECNICA DEL “TRAGHETTO”



Il kayak da mare può essere utilizzato anche nei fiumi ma, viste le sue dimensioni e la sua scarsa manovrabilità, l’utilizzo sarà limitato a fiumi con buona portata d’acqua, larghi (come Adda, Ticino, Po…) e al massimo classificati di II-III grado. Inoltre imparare alcune tecniche fluviali può essere importante per aumentare le nostre esperienze e far fronte a situazioni che si possono trovare anche in mare (per esempio se dobbiamo affrontare una corrente da marea).  




Se analizziamo l’idrodinamica di un fiume possiamo notare facilmente la presenza di zone di corrente e di controcorrente (chiamate comunemente “morte”). La corrente del fiume è quella parte di acqua che scende verso valle. Nei tratti rettilinei, generalmente si trova nella parte centrale del letto del fiume; nelle curve invece, la corrente principale scorrerà all’esterno, per effetto della forza centrifuga (questo ricordiamolo quando ci troveremo a pagaiare in fiumi molto larghi). La controcorrente o “morta” è molto meno visibile o diretta all’occhio del principiante; è quella parte di acqua che si trova dietro a i sassi o agli ostacoli (per esempio dietro il pilone di un ponte) e una direzione verso monte, contraria al normale fluire. E’ importante riconoscere le “morte”: infatti, permetteranno di partire agevolmente, di spostarsi e di fermarsi lungo il fiume. Partendo da riva conviene sempre farlo con la prua verso monte. Ciò è utile sia quando ci troviamo immediatamente in corrente, come accade in molti pontili sui grandi fiumi, sia quando ci troviamo in una zona più calma di controcorrente, perché saremo maggiormente facilitati nel manovrare il kayak. 
 


La manovra cosiddetta del “traghetto” viene utilizzata quando si vuole attraversare la corrente senza subire l’effetto deriva che provocherebbe lo scivolamento del kayak verso valle. Per eseguirla efficacemente sarà fondamentale considerare la velocità della corrente e l’angolo di incidenza dato dall’asse longitudinale del kayak e dalla direzione della corrente. E’ intuitivo capire quanto la velocità della corrente determini una maggiore difficoltà a evitare lo scivolamento verso valle. In realtà una corrente molto veloce determinerà anche una maggiore turbolenza, e potrebbe essere talmente forte da premere contro il fianco a monte del kayak, farci perdere l’equilibrio e rovesciarci. Con una buona corrente, per riuscire ad arrivare da una sponda all’altra nella maniera più efficace, si utilizzerà un angolo di incidenza di 45° come se si volesse raggiungere un punto sull’altra riva più alto e compensare così la spinta verso il basso della corrente. Sarà molto importante dare la pancia a monte cioè pagaiare mantenendo sollevato il fianco del kayak che riceve la corrente. Infine una pagaiata circolare ci aiuterà a non perdere l’angolo voluto. 



lunedì 4 agosto 2014

IL PIOVANELLO PANCIANERA, A CACCIA SUL BAGNASCIUGA


Appartiene all’ordine Charadriifomes, famiglia Scolopacidae. Il suo nome scientifico è Calidris alpina. La lunghezza del suo corpo è compreso tra i 16 e i 20 cm. Deve il suo nome ad una evidente macchia nera sul ventre bianco, che contraddistingue gli adulti in estate, ma manca o è appena accennata durante i periodi di migrazione e in inverno. Il dorso e il capo sono rossicci con striature nere, presenti anche sul petto e sul collo chiari. Il piumaggio invernale, simile a quello giovanile, è di colore grigio-bruno sul dorso e bianco opaco sul ventre. In volo sono evidenti una stretta barra alare bianca e il groppone e la coda neri bordati da due larghe bande bianche. Le zampe sono nere e il becco lungo, sottile e leggermente ricurvo verso il basso. 



Nidifica nelle aree settentrionali europee a clima temperato e alle latitudini artiche, scegliendo terreni paludosi, con vegetazione scarsa, ma anche praterie o rive sabbiose, sempre in presenza di acqua ferma o corrente. Al di fuori della stagione riproduttiva, quando si riunisce in stormi di centinaia e spesso migliaia di individui, lo si può trovare in lagune, estuari, e, più frequentemente, sulle spiagge quotidianamente inondate dalle maree. Si nutre principalmente di invertebrati, in particolare di piccoli insetti e larve, quando si trova nelle zone di nidificazione. Sono uccelli monogami e le coppie si formano spesso tra gli stessi due individui nel corso degli anni. Pur essendo territoriali durante la fase riproduttiva, le coppie possono aggregare i loro nidi, formando una sorta di colonia. 



Il suo areale di nidificazione si estende dall’Islanda alla Russia; sverna principalmente in Africa nord occidentale, ad eccezione di una piccola popolazione che sverna in Francia e nell’area del Mediterraneo. In Italia è migratore regolare e svernante. La popolazione nidificante è stimata tra 400.000 e oltre 1.000.000 di coppie. In Italia svernano alcune migliaia di individui, distribuite principalmente nelle zone umide costiere dell’alto Adriatico e sulla costa tirrenica. In Lombardia, in inverno, è stato avvistato nel pavese e nel cremonese, lungo il corso del Po.