"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 31 dicembre 2012

L’OCA LOMBARDELLA, L’OCA DALLA FRONTE BIANCA



Appartiene all’ordine Anseriformes, famiglia Anatidae, che comprende anche la sottofamiglia delle oche e dei cigni. Il suo nome scientifico è Anser albifrons. Inclusa nel gruppo delle “oche grigie”, ha il corpo grigio-marrone di una tonalità piuttosto chiara, con barre ventrali nere (più grandi che nell’Oca selvatica); si distingue per le dimensioni intermedie rispetto alle consimili (lunghezza totale corporea 65-78 cm; peso 2,1-2,5 kg.), per il becco chiaro (rosso/rosa nella forma svernante in Europa continentale), le zampe arancio e il ventre più scuro piuttosto prominente. Ha un volo agile e costante, a bassa quota durante gli spostamenti brevi, a grandi altezze durante la migrazione. Si riunisce in stormi numerosi, fino a centinaia di migliaia di individui, che volano in formazioni a “V” o lineari. 




Si riproduce in habitat acquatici (laghi e fiumi) della tundra eurasiatica , in assenza di copertura forestale; in inverno frequenta invece steppe, spazi aperti coltivati (stoppie, campi di patate) o anche estuari e paludi. Essenzialmente vegetariana, si ciba di un’ampia gamma di piante e radici che raccoglie con il lungo becco, pescando anche nel fango. Il suo nome scientifico deriva dalla larga macchia biancastra alla base del becco. 




La sottospecie svernante alle nostre latitudini (A. a. albifrons) nidifica nella fascia tra il Mar Bianco e la Siberia orientale. In Italia è migratrice regolare e svernante, negli inverni più rigidi, presso i maggiori laghi e nelle aree umide dell’interno. In Lombardia sverna in maniera più irregolare, lungo il corso dei principali fiumi (al di sotto dei 100 m di quota) e nelle più estese zone umide. Non si dispone di stime precise sulle popolazioni nidificanti, ma i conteggi degli individui svernanti nell’area del Baltico-Mare del Nord hanno raggiunto quasi il mezzo milione di individui (tutti probabilmente da riferire alla sola parte occidentale dell’areale riproduttivo). Le irregolari presenze invernali in Lombardia riguardano poche decine di individui. 



lunedì 24 dicembre 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (23)

Attualmente, le linee aeree regolari servono una rete assai vasta di località settentrionali, tra le quali Resolute, nell’isola Conrwallis, a 70° Nord di latitudine, importante centro dal quale si raggiungono, con piccoli aeroplani, località ancora più settentrionali. L’esperienza a bordo di questi apparecchi, quasi sempre monomotori, si avvicina , all’emozione dei voli effettuati dai “Bush pilots”, gli audaci aviatori ch per mezzo secolo hanno traversato il bush, ovvero il territorio spopolato e sconosciuto, volando a vista e senza l’aiuto di alcuna assistenza da terra. Assieme ai cercatori d’oro del Klondike o di Nome, ai trapper e ai cacciatori di pellicce isolati per mesi in territori lontani e inesplorati, i piloti del bush alaskiano e canadese costituiscono una triade che ben rappresenta l’epopea del grande Nord. 




Gli spostamenti con slitte trainate dai cani sono sempre meno frequenti: oggi vengono infatti effettuati per mezzo di veloci motoslitte; imbarcazioni in legno e plastica e con motore hanno mandato in disarmo kayak e umiak. Le classiche costruzioni di neve e di torba sono state sostituite da solide case prefabbricate; dopo la conversione al cristianesimo, il ricordo degli sciamani e delle antiche credenze si è indebolito. Il modello di vita delle popolazioni artiche, che per millenni è rimasto invariato, risulta oggi obsoleto, troppo disagevole per i rischi che comporta e per le carestie a cui è sovente soggetto; la vittoria che gli Inuit ottenevano su un ambiente così ostile veniva spesso pagata al prezzo di molte vite umane. 




Non sono bastati l’introduzione delle armi da fuoco e l’uso dei mezzi meccanici per riportare la nuova generazione alle antiche attività di sussistenza. Il numero di animali come i caribù o i grandi cetacei si è inoltre ridotto, tanto da rischiare l’estinzione della specie e il commercio delle pellicce segna una stasi, sia perché un forte movimento d’opinione mondiale è contrario all’uccisione degli animali selvatici, sia perché i russi hanno organizzato colossali allevamenti di animali da pelliccia, le cui pelli vengono immesse nel mercato. Nel frattempo, a seguito dei progressi ottenuti in campo sanitario, la popolazione è cresciuta ovunque, soprattutto in Alaska; l’allontanamento dai vecchi modi di vita è stato più che un atto volontario, purtroppo un atto necessario. 




lunedì 17 dicembre 2012

IL LAGO DI OLGINATE: NATURA E SPORT



Dal 2005 presso il lago di Olginate, sulla sponda di Calolziocorte (LC), è in corso “l’inanellamento” a scopo scientifico degli uccelli acquatici presenti sul lago nei mesi invernali. Gli animali attratti dal cibo messo loro a disposizione, entrano in un’ampia gabbia dalla quale non sono più in grado di uscire. Quindi persone esperte ed autorizzate alla cattura, li prelevano quotidianamente. 



Con strumenti adatti, sono prelevate e registrate alcune misure biometriche che insieme all’osservazione visiva del piumaggio, indicano l’età, il sesso, lo stato di salute degli uccelli catturati. Infine prima del loro rilascio un sottile e leggero anello di metallo con un codice personale, è disposto intorno ad una zampa affinchè possano essere riconosciuti in un’eventuale ricattura in tempi e luoghi diversi. 




Lo studio dell’avifauna attraverso il metodo dell’inanellamento, prese avvio nei paesi nordici all’inizio del ‘900. I dati raccolti forniscono una banca dati da cui attingere informazioni riguardanti lo stato di salute dell’avifauna europea e quindi indirettamente, sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo. 





Il Lago di Olginate si presta alla pratica sportiva, è frequentato infatti da canoisti presso le rapide sotto il ponte di Olginate utilizzando canoe da discesa, da slalom o da wild-water. Quando c’è acqua a sufficienza, vi è infatti sotto le arcate una palestra naturale per chi si voglia addestrare ad effettuare “traghetti”, affrontare correnti e mulinelli, riposarsi in punti con acque ferme (dette “morte”). Inoltre proprio sotto la diga di Olginate bisogna effettuare un trasbordo se si vuole fare un’escursione (anche in kayak da mare) lungo il fiume Adda partendo dal lago di Garlate. 





Altro sport frequentemente praticato è la corsa attorno al lago. L’anello è di circa 6,5 km attraversando agli estremi il ponte di Olginate e il vecchio ponte dismesso della ferrovia. Sulla riva Olginatese è stato da anni installato un cosiddetto “Percorso Vita” il quale è costituito da una serie di “tappe” caratterizzate da esercizi diversi a cui il “runner” è invitato a partecipare. Il tutto intervallato da aree attrezzate con giochi per bambini e riposanti panchine. 




Testo del Luis (Inuit del Lario) .

lunedì 10 dicembre 2012

SEGNI NEL CIELO



Il kayak da mare è uno sport meraviglioso praticato però in un ambiente pericoloso e poco prevedibile. Nemici come le onde, il vento e il temporale possono essere sempre in agguato anche durante una giornata in cui le previsioni meteo sono buone. Come per altre attività sportive praticate all’aperto la conoscenza della meteorologia è indispensabile; inoltre l’esperienza ci consente di poter capire in anticipo quando le condizioni atmosferiche in una determinata area stanno cambiando. Quando la nostra pagaiata deve durare per più ore (magari per l’intera giornata), oltre ovviamente ad informarsi sulle previsioni meteo, dobbiamo sempre osservare i segni che il cielo ci trasmette in modo da pianificare le possibili vie di fuga ed interrompere l’escursione, in caso di peggioramento delle condizioni atmosferiche. 

 


Familiarizzando con i differenti tipi di nuvole e con i loro movimenti, acquisirete la capacità di giungere a conclusioni razionali sull’evoluzioni delle condizioni atmosferiche. La maggior parte di noi sa che un cielo nero e minaccioso annuncia un temporale imminente, o che la diminuzione costante delle nubi prelude a un miglioramento. Le tre categorie dei nubi da identificare sono quelle di alta, media e bassa quota. Un aumento graduale delle nube alte o medie, come cirri o altocumuli, preannuncia di solito l’arrivo di una perturbazione. Quando nubi basse come gli strati si muovono in direzione diversa rispetto alle nubi dei livelli superiori, le precipitazioni sono spesso in arrivo. I cumuli si sviluppano verticalmente e possono estendersi su tutto il profilo verticale della troposfera; il Cumulus humilis, o cumulo di bel tempo, è di ridotte dimensioni ed è tipico dei regimi di stabilità. Al contrario, i cumuli che si ingrossano nel giro di poche ore sono sintomo di instabilità e preludono a temporali associati a violente raffiche di vento, pioggia intensa e grandine. 
 




Alle medie latitudini il tempo cambia di solito ad iniziare da ovest, ma i venti locali sono influenzati da altri fattori. Ad esempio, sulle zone costiere le brezze di mare possono soffiare in direzione del tutto differente rispetto a quelle dei venti in quota o dell’entroterra. Oppure, mentre un violento temporale si avvicina, richiama l’aria verso la sua base in modo che i venti al suolo soffiano nella sua direzione, in senso opposto allo spostamento della tempesta; ciò spiega il vecchio adagio che afferma che i temporali si muovono contro vento. Osservando i venti e tenendo d’occhio il barometro, potrete farvi un’idea del prossimo cambiamento meteorologico. Ad esempio una caduta della pressione atmosferica associata a vento da sud-ovest indica l’arrivo di una perturbazione. 





lunedì 3 dicembre 2012

IL TOPORAGNO D’ACQUA, UN ESPERTO NUOTATORE


Appartiene all’ordine Insectivora famiglia Soricidae, piccoli mammiferi a dieta insettivora che vivono in ambienti non eccessivamente secchi. Il suo nome scientifico è Neomys fodiens. Di taglia piccola, lungo da circa 6,5 a 9,5 cm. Tuttavia, insieme con il Toporagno acquatico di Miller, è la specie più grande e con la colorazione più scura tra i toporagni europei. Il dorso è invariabilmente quasi nero, mentre la parte ventrale è più variabile, da marrone chiaro a grigio argento e, a volte, nera come il dorso. Come nel genere Sorex i denti hanno cuspidi di colore rosso e le orecchie sono poco evidenti sporgendo poco dal pelo. 




E’ il più “acquatico” tra i toporagni europei: abita le rive ricche di vegetazione dei fiumi, torrenti e laghi. A volte si trova anche presso piccoli fossati, stagni, paludi e aree umide retrodunali. E’ abbastanza mobile e, occasionalmente, può essere rinvenuto lontano dai corsi d’acqua, per esempio nell’interno dei boschi. Possiede un’ampissima distribuzione altimetrica, si trova dalla pianura fino a circa 2500 m di quota sulle Alpi. Molto abile nel nuoto e agile sul terreno, cattura larve e adulti di insetti sia sott’acqua che sulla terraferma. Un carattere peculiare dei toporagni d’acqua è la presenza di una “carena”sulla coda, ovvero una cresta prominente di peli rigidi colore argento. La lunghezza della cresta in questa specie è estesa a tutta la coda. Anche i piedi hanno simili frange di peli, che hanno la funzione di facilitare il nuoto. 


 


Diffuso in quasi tutto il continente euroasiatico. In Italia è presente nelle regioni centro settentrionali. La sua distribuzione regionale, frammentata, ma comunque riferita ad’area abbastanza ampia, è forse viziata da lacune conoscitive. Non è possibile quantificare in modo preciso l’entità delle popolazioni di questo insettivoro; sembra comunque essere in regresso soprattutto nelle aree planiziali. 



lunedì 26 novembre 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (22)


I governi, da cui le comunità Inuit dipendevano, allargarono al campo civile i benefici del progresso occidentale, costruendo scuole, ambulatori e case di riposo per anziani; furono inoltre offerte nuove possibilità di guadagno ai nativi, incoraggiandoli a esercitare un artigianato essenzialmente basato su antichi modelli tradizionali, utilizzando avorio ricavato dai trichechi, steatite per le grandi sculture e pelli lavorate. I risultati di questa attività artistica sono stati superiori a ogni aspettativa; le opere, quasi sempre pezzi unici, sono ancora oggi molto ricercate dai turisti e le migliori figurano nei maggiori musei del mondo. 




Contemporaneamente, i governi incoraggiarono con ogni mezzo la concentrazione dei nativi in agglomerati abitativi più ampi, in cui tutti potessero beneficiare dei servizi ospedalieri e scolastici. Visitando cittadine come Yellowknife, Fairbanks o addirittura Inuvik, l’ultima sorta, si resta sorpresi dalla modernità delle merci nei supermercati, dall’efficienza delle officine meccaniche, dalla qualità dell’assistenza medica; nelle scuole è a disposizione un computer ogni tre allievi e i giovani abitanti degli insediamenti più isolati possono seguire particolari corsi scolastici, attraverso trasmissioni televisive satellitari, inviando domande e risposte via radio. 




Il turismo si sta sviluppando oltre ogni previsione, al punto che vengono aperti cinque nuovi grandi alberghi all’anno. In questo settore l’Alaska risulta essere il territorio privilegiato, essendo parte integrante del sistema di Stati americano; la fiumana di visitatori che attraverso la città si Seattle, via Anchorage o Juneau, entra in questa area del Nord America, rappresenta ormai 1/10 dell’intero movimento turistico degli Stati Uniti. In Canada i viaggi alla alte latitudini costituiscono ancora un turismo d’élite; le distanza sono tanto considerevoli e le località così isolate, che l’unico mezzo rapido per raggiungerlo è l’aereo. 



lunedì 19 novembre 2012

NUOVO 546 BAIDARKA SEA KAYAK DESIGN - GIORNATA TEST AL CK90


Domenica prossima presso la sede del CK90, sarà possibile vedere, toccare e provare in acqua il nuovo kayak della Sea Kayak Design, il 546 BAIDARKA, leggendaria imbarcazione dei popoli Aleutini realizzata dalla SKD in collaborazione con Piero Nichilo, esperto costruttore di kayak tradizionali skin on frame.



Sarà possibile comunque visionare e provare tutta la gamma di kayak della Sea Kayak Design486, 516, 526 e 536.


Potrete inoltre testare l'efficienza e la leggerezza delle pagaie groenlandesi in carbonio della Sea Kayak Italy, disponibili anche in versione divisibile.


Vi aspettiamo quindi domenica prossima, 25 novembre, dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30 presso la sede del CK90 a Vercurago (LC) - Lungolago Aldo Moro, 31.
Per informazioni e chiarimenti contattatemi pure in ore pasti o serali al 349.5216020 - Felice.

lunedì 12 novembre 2012

IL LAGO DI OLGINATE: GLI UCCELLI SVERNANTI


La migrazione degli uccelli è il movimento regolare tra aree di nidificazione e di svernamento. In autunno al calare delle ore di luce gli uccelli vanno incontro a mutamenti ormonali, si sovralimentano fino al 30%, si radunano in stormi, sospendono la muta delle penne e al momento giusto… partono. 



Nel loro movimento sono guidati dal campo magnetico terrestre, dalle stelle, dai luoghi geografici che hanno memorizzato negli anni precedenti, dagli odori. Volano tra i 1.000 e i 2.000 metri di quota, più in alto si vola meno attrito offre l’aria che però diventa più fredda. Valicano le montagne e sostano ai loro piedi quando vi possono trovare acqua e cibo e se le condizioni meteorologiche sono sfavorevoli. 



Gli uccelli più grandi (Rapaci – Cicogne – Gru) passano sopra gli stretti alla ricerca di correnti ascensionali e di aria calda. I passeriformi trascurano i riferimenti geografici, si spostano di notte per evitare i predatori. Luogo di svernamento abituale di alcune specie è il lago di Olginate, il lago di Garlate, la palude di Brivio, il lago di Novate Mezzola. 



Nel mese di gennaio, quando gli uccelli hanno scelto ormai i luoghi del loro svernamento, si svolge il “Censimento internazionale degli uccelli acquatici” (I.W.C.). Si tratta di un rilevamento avifaunistico che avviene in modo coordinato in tutte le aree umide europee. Ogni uccello viene contato e registrato. 



Nel grafico sono stati riportati i dati del lago di Olginate dal 1988 ad oggi raccolti dalle guardie venatorie della provincia di Lecco in collaborazione con le guardie ecologiche e i volontari delle associazioni ambientaliste. La presenza degli uccelli migratori sul lago di Olginate è andata via via aumentando fino al 2001 per poi stabilizzarsi. La presenza di tanti volatili ha attirato l’attenzione di molti appassionati che, armati di binocoli, cannocchiali e macchine fotografiche si ritrovano sulle sue sponde. 




Strolaghe mezzane e minori, Morette codone e grigie, Smerghi, Orchi marini, Falchi pellegrini e pescatori...ogni volta un’emozione da condividere fra i bird-watchers e i passanti che per l’occasione sostano sulle sue rive e i canoisti che pagaiano. 



Testo del Luis (Inuit del Lario)

lunedì 5 novembre 2012

L’IMPUGNATURA DELLA PAGAIA


Le mani vanno appoggiate sul manico della pagaia, con una presa digitale, ad una distanza leggermente superiore alla larghezza delle spalle: un’impugnatura troppo stretta riduce i movimenti del busto e allunga la leva in acqua (per ottenere un colpo efficace bisognerà imprimere maggiore forza e la sensazione di fatica sarà più intensa), mentre un’impugnatura troppo larga riduce la leva e di conseguenza l’efficacia del movimento. 


La larghezza dell’impugnatura è comunque molto soggettiva e rispecchia la conformazione fisica di ogni singolo canoista. Per capire qual è quella a noi più consona dobbiamo affidarci alle sensazioni: impugnando la pagaia e muovendola in acqua, dovremmo sentirci a nostro agio, senza avere la sensazione di una posizione innaturale delle braccia. L’impugnatura deve consentirci d’imprimere forza sia in trazione che in spinta senza avvertire alcun sovraccarico o fastidio alle spalle. Modificare la distanza tra le mani durante l’esecuzione dei colpi, confrontando le varie sensazioni, aiuterà a trovare la posizione più congeniale. Si potrà poi segnare la larghezza ideale dell’impugnatura sul manico con del nastro adesivo. 




Utilizzando una pagaia moderna con le pale sfasate, la mano destra funge da punto di riferimento, in quanto resta sempre fissa sul manico. La sinistra invece è mobile, ossia lascia scivolare il tubo al suo interno in modo da portare la pala in posizione di presa. La rotazione del manico varia a seconda dell’ampiezza dell’angolo di sfasatura fra le pale e dei colpi che si intendono effettuare. Se invece utilizziamo una pagaia groenlandese (con le pale dritte) l’entrata in acqua sarà intuitiva sia a destra che a sinistra in quanto entrambi le mani restano sempre fisse sul manico e senza quindi subire nessuna rotazione. 



lunedì 29 ottobre 2012

LA MORETTA GRIGIA, VISITE BREVI SUL LAGO


Appartiene all’ordine Anseriformes, famiglia Anatidae, uccelli acquatici conosciuti come anatre. E’ inclusa nel gruppo delle “anatre tuffatrici”. Il suo nome scientifico è Aythya marila. Di dimensioni intermedie (lunghezza compresa tra 42 e 51 cm). Il maschio ha un aspetto simile alla Moretta, ma si differenza per la testa scura con riflessi verdi, il dorso grigio e l’assenza di cresta; il becco ha un caratteristico colore blu-grigio. La femmina, anch’essa simile a quella delle specie affini, è riconoscibile per la presenza di un’ampia macchia bianca alla base del becco. In volo, rapido e molto battuto, entrambi i sessi evidenziano una larga fascia bianca sulle ali. 



Si riproduce in ambienti di tundra e di acqua dolce; in inverno si trova in mare, lungo le coste e negli estuari, ma anche presso specchi d’acqua dolce o salmastra. Preferenzialmente carnivora, non disdegna occasionalmente di cibarsi di vegetali; si concentra dove trova grossi quantitativi di mitili, anellidi o granaglie di scarico. Si tuffa agilmente alla ricerca del cibo in acqua di media profondità (0,5-3,5 m); le immersioni durano fino a mezzo minuto. 



Nidifica a latitudini molto elevate dell’Europa continentale. Sverna con continuità nelle regioni settentrionali del continente e in modo più frammentario in quelle meridionali; le popolazioni che in inverno si spingono fino al Mediterraneo sono relativamente esigue. In Italia è migratrice regolare e parzialmente svernante. In Lombardia si osserva nella stagione fredda sui laghi (in quelli della fascia prealpina sono presenti i gruppi più consistenti), e talvolta lungo i fiumi della pianura. Le morette grigie che raggiungono l’Europa meridionale sono per lo più femmine, che resteranno solo poche settimane. La popolazione totale svernate in Europa occidentale è stimata in circa 150.000 individui. I contingenti svernati in Lombardia sono stati quantificati in 100-200 individui; poiché si rifugiano nelle zone più centrali e profonde di laghi, gli individui sono difficilmente individuabili e le popolazioni probabilmente sottostimate. 



lunedì 22 ottobre 2012

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (21)


Il popolo Inuit aveva già sostenuto incontri traumatici con i balenieri e con i commercianti di pellicce; il contatto con i nuovi arrivati aveva comportato molte conseguenze negative, come la diffusione di malattie fino a quel tempo sconosciute, l’abuso di alcool e lo sfruttamento delle risorse artiche (pelli di grande valore venivano scambiate con oggetti di nessun conto). Tuttavia, la vita dell’Artico americano, comprendendovi anche la Groenlandia, era riuscita a conservare parte della propria cultura tradizionale, con i suoi rischi e i suoi sacrifici quotidiani, con una popolazione dispersa in piccole comunità e spesso irraggiungibile nel caso di calamità o per interventi sanitari. 



La Seconda Guerra Mondiale portò uno sconvolgimento senza precedenti nei territori del Nord: furono costruiti dappertutto osservatori meteorologici, campi di aviazione, depositi alimentari e basi militari. A queste opere parteciparono molti abitanti locali, che si dimostrarono assai abili e di grande utilità nel consigliare, in base alla loro esperienza, i colonizzatori. Al termine della guerra, molti impianti vennero abbandonati e l’ombra di una crisi economica sfiorò tutte quelle comunità che avevano cominciato ad adeguarsi a un nuovo modello di vita. 


Ma un secondo “boom” economico scosse ancora una volta l’Artico. Cessata l’intesa fra gli alleati, Stati Uniti e Unione Sovietica si trovarono a fronteggiarsi in un nuovo tipo di guerra, che consisteva nell’immobilità sorvegliata. Le regioni rimaste isolate durante la Seconda Guerra Mondiale, lungo l’arco esteso della Groenlandia allo stretto di Bering, furono interessate dalla costruzione di una linea avanzata di difesa a mezzo radar di elevata potenza, la famosa Dew Line (Distant Early Warning Line), il cui costo superò i 600 milioni di dollari. Furono edificati porti, aeroporti, strade, centrali elettriche e ospedali; circa 1/3 dei nativi trovò impiego nella colossale opera e molti riuscirono a guadagnare anche più di 100 dollari alla settimana. A seguito dei nuovi rapporti instauratisi tra Russia e Occidente, vennero a cessare, almeno in parte, le ragioni che avevano determinato l’immane costruzione: quasi tutto il personale locale fu congedato; ma il ritorno alla vita primitiva, turbata dagli eventi che avevano coinvolto un’intera generazione trasformandone la mentalità, si dimostrava ormai impossibile.