"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 31 ottobre 2011

IL PONTE "VECCHIO" DI LECCO E L’ISOLA VISCONTEA



Il Ponte “Vecchio” (comunemente chiamato così dai Lecchesi) viene costruito nel XIV° secolo da Azzone Visconti per migliorare i collegamenti veloci da Milano verso Lecco e la Valsassina. Quest’ultima era diventata l’unica terra fornitrice di metalli grezzi nel Granducato dopo la perdita delle province di Brescia e di Bergamo conquistate dai Veneziani. Armi ed armature venivano quindi prodotti a Milano con il ferro Lecchese.




Il Ponte Azzone Visconti ha inizialmente 8 arcate, 2 rocchette difensive agli estremi, un castelletto con torre centrale e una cappelletta dedicata alla Vergine Maria, 4 ponti levatoi; è presidiato da una guarnigione di 20 fanti. La rocchetta sul lato lecchese è separata dalla terraferma tramite un canale che prende l’acqua a monte e la porta a valle del ponte. Sul ponte vengono tassate le merci e i passeggeri in transito.





Nell’arco dei secoli il ponte perde una alla volta le proprie caratteristiche militari per svolgere quelle di via di trasporto e prende la forma attuale nel 1958 quando vengono ricavati i marciapiedi a sbalzo. Poco prima del ponte troviamo l’Isola Viscontea. Non è certa l’origine di tale isolotto, forse è ciò che rimane dei lavori di allargamento dell’argine eseguiti per agevolare lo scorrere del fiume Adda, visto che a Como attribuivano le sempre più frequenti esondazioni alla costruzione del Ponte Azzone Visconti.




Oppure è la conseguenza di lavori abbozzati per ricavare un canale in direzione Bione-Maggianico. Sta di fatto che l’Isola è stata utilizzata da sempre dai pescatori. Ultimamente alcune associazioni locali la vogliono recuperare per aprirla al pubblico. La Soprintendenza ai Beni Architettonici sta svolgendo indagini sulla abitazione che ne occupa la parte finale... Aspettiamo presto novità!



.
Testo del Luis (Inuit del Lario)
.

lunedì 24 ottobre 2011

L’ACQUISTO DEL KAYAK



La scelta all’acquisto del kayak da mare deve tenere conto della sua versatilità, della sua trasportabilità, della sua capacità di carico e della possibilità di effettuare con facilità le manovre di sicurezza. Dobbiamo inoltre tenere conto dell’utilizzo che ne vogliamo fare: competizione (racing), escursione breve (day trip), escursione di più giorni con campeggio nautico (expedition).






Esistono diversi modelli di kayak da mare: per capire le loro differenze principali bisogna analizzare il fondo che andrà a caratterizzare le linee d’acqua. Un fondo a V risulterà più veloce e meno manovriero rispetto ad un fondo arrotondato, più stabile in acque ferme. Il fondo a V guadagnerò una maggiore stabilità in acque mosse o quando sarà inclinato sul fianco.




Anche la coperta caratterizza notevolmente il kayak da mare. Una coperta voluminosa permette di stivare all’interno dei gavoni molto materiale, mentre una con poco volume sarà vantaggiosa in caso di forte vento.




I kayak possono essere costruiti in fibra o in polietilene; quelli in fibra sono i più efficienti, quelli in polietilene hanno il miglior rapporto qualità-prezzo. In kayak in polietilene hanno un’ottima resistenza agli urti; essendo un materiale elastico, il polietilene ritorna facilmente alla forma originale. I kayak in fibra hanno linee d’acqua molto filanti e offrono al kayaker ottime sensazioni; per contro si possono rompere più facilmente, Però, a differenza del polietilene che, se si dovesse rompere, sarebbe molto difficile da recuperare, il kayak in fibra può essere riparato facilmente. In genere sono più costosi anche se il prezzo varia in base al tipo di fibra utilizzato: la fibra di vetro è la più economica, il kevlar e il carbonio sono più cari, ma sono più efficaci.



.

lunedì 17 ottobre 2011

IL PESCE PERSICO



Presente in quasi tutta l’Europa, nell’Asia centro – occidentale, in Australia e Nuova Zelanda. Si tratta di una specie in grado di adattarsi a numerosi ambienti, dai laghi ai fiumi. Predilige i laghi o i grandi fiumi con correnti lente e lanche, con ricca vegetazione e/o ostacoli sommersi, indispensabili come supporto per la deposizione dei tipici nastri di uova, che avviene da aprile a maggio. La presenza di materiale vegetale sul fondo è indispensabile, oltre che per la deposizione delle uova, anche per lo sviluppo e la protezione degli avannotti: per questo motivo la specie trae notevoli benefici dalla costruzione di legnaie. Il pesce persico è una specie con abitudini gregarie più marcate negli stadi giovanili, vive in banchi assai numerosi che stazionano in acque basse nel periodo estivo per poi portarsi in profondità durante l’inverno. Nei primi due anni di vita la dieta è costituita essenzialmente da zooplancton ed invertebrati; dopo il secondo anno si nutre anche di piccoli pesci. In ambienti con elevate densità di individui non sono rari fenomeni di nanismo. La specie è inconfondibile ed è presente in tutti i laghi della Provincia di Lecco e nell’Adda.




COME RICONOSCERLO:
Corpo ovale e compresso lateralmente, con l’età tende a comparire una gibbosità subito dopo il capo.
Colorazione verde più o meno accentuata sul dorso, mentre i fianchi possono essere argentei o dorati e sono percorsi in senso verticale da 6 – 9 striature più scure, il ventre è bianco argenteo.
Testa relativamente piccola con bocca in posizione mediale abbastanza sviluppata, munita di numerosi piccoli denti.
Pinna dorsale grigia munita di raggi aguzzi in posizione anteriore che nella parte terminale presenta una vistosa macchia nera, posteriormente i raggi sono molli, pinne pettorali giallo arancio all’attaccatura, pinne anale e caudale arancioni.
Può raggiungere i 50 centimetri ed i 3 chili di peso.




.
Tratto dal sito della FIPSAS di Lecco.

lunedì 10 ottobre 2011

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (10)



Gli Inuit, cioè “uomini”, sono custodi di una cultura materiale che da sempre è basata sull’ingegnoso utilizzo dei pochissimi materiali a disposizione; l’Artico è notoriamente privo di legname, a eccezione di quello portato dalle correnti del mare e l’unico metallo lavorabile, il rame, si trova soltanto nella parte centrale dell’Artico canadese: in passato veniva scarsamente usato, perché il processo di fusione non era ancora conosciuto.




Era invece diffusa la steatite o pietra ollare, facile da lavorare, con la quale veniva fabbricato il kudlik, la lampada ad olio che, alimentata con grasso di balena o di altri animali, serviva non solo per illuminare, ma anche per riscaldare l’abitazione; come lucignolo veniva usato il muschio disseccato.




Era comune considerare donna di grande valore colei che anche nelle ore di riposo non lasciava spegnere la lampada, svegliandosi più volte per mantenere la temperatura dell’abitazione sempre confortevole.


.

lunedì 3 ottobre 2011

PESCARENICO – PIAZZA ERA



Lecco deriva il suo nome dal gaelico “lech” che significa lago. La città di Lecco nasce nel 1848 dall’unione di alcuni borghi della zona distinti per il tipo di attività produttiva: Rancio e il Gerenzone – lavorazione del ferro, Castello – militare politico e amministrativo, il Borgo centrale – commercio, Maggianico e Chiuso – agricoltura, Pescarenico – pesca.




Alessandro Manzoni scrive: “E’ Pescarenico una terricciola sulla riva dell’Adda.. un gruppetto di case abitate da pescatori e addobbate qua e la di Tremagli e di reti tese ad asciugare”. Pescarenico, quartiere costruito attorno al Convento dei Cappuccini, di cui rimane ormai poco, ha come suo centro p.zza Era.





P.zza Era era il luogo di pulizia delle reti e delle barche, e di ritrovo serale delle famiglie dei pescatori, tradizione di cui è rimasto il circolo ricreativo-bocciofila Risorgimento. Il fronte della piazza è dominato dal monumentale edificio delle case popolari “Bigoni” progettate dall’arch. Mino Fiocchi nel 1929 .




P.zza Era rimane un luogo assai frequentato di giorno come transito obbligato da Lecco verso la pedo-ciclabile del Bione, e la sera dai frequentatori dei locali a carattere artistico-musicale quali “il Soqquadro” e la vicina “Officina della Musica”.



Testo del Luis (Inuit del Lario)
.