"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 26 settembre 2011

PAGAIARE CON LE ONDE



Pagaiare con le onde di prua rappresenta la migliore soluzione per la navigazione. Con la prua del kayak l’onda sarà saltata o bucata a seconda del tipo di kayak, dell’intensità del mare e del vento. Potrà essere affrontata anche di traverso (3/4 di prua, cioè obliquamente) valutando opportunamente le condizioni sopra indicate.




Con le onde di poppa spesso si sfrutta il sollevamento (che è poi una spinta verso l’alto) del kayak. Pertanto, nel momento preciso in cui si “vede” la punta del kayak prima sollevarsi e poi abbassarsi, si accelera la velocità forzando la pagaiata. Si avvertirà immediatamente il sollevamento e la spinta in avanti del kayak. Terminano l’effetto (in gergo “surf”), si tornerà a pagaiare in maniera normale in attesa dell’arrivo di un’altra onda. L’effetto “surf” richiede costantemente il più attento controllo del kayak attraverso l’impiego della manovra del “dare pancia” (inclinazione del kayak) e della pagaia che fungerà da timone attraverso la timonata e appoggio continui, per la correzione di possibili spostamenti. Una deriva mobile migliora molto la navigazione soprattutto con onde di poppa e di traverso.




Con onde di traverso e in presenza di forte vento è consigliabile affrontare le onde procedendo di traverso e a zig zag. Si deve inoltre adottare un assetto particolare che consiste nell’inclinare il kayak dal lato del vento, continuando a pagaiare con la massima attenzione. In caso che l’onda si frange, dobbiamo essere pronti ad effettuare un appoggio basso o un appoggio alto, in base all’altezza dell’onda.



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lunedì 19 settembre 2011

LO SVASSO COLLOROSSO, IL TIMIDO TUFFATORE


Appartiene all’ordine Podicipediformes, famiglia Podicipedidae, eleganti uccelli acquatici conosciuti con il nome di svassi. Il suo nome scientifico è Podiceps griseigena. Il nome italiano fa riferimento all’intenso colore del collo nel periodo riproduttivo. In inverno invece il collo è grigio, più che in tutti gli altri svassi, con due esili linee rossastre ai lati. In questa stagione, il nero della testa scende fin sotto l’occhio e il becco ha la base di colore giallo. Ha una taglia intermedia tra lo Svasso maggiore e lo Svasso piccolo, con una lunghezza totale tra i 40 e i 45 cm. In volo ha un aspetto pesante, con il collo allungato tenuto in posizione più bassa rispetto al corpo; sull’ala aperta sono visibili due strisce bianche, una piuttosto larga sulla parte posteriore e una sottile su quella anteriore.




Nidifica nell’entroterra su piccoli specchi d’acqua, spesso non più profondi di un metro e mezzo e ricchi di vegetazione e di invertebrati, usati come principale risorsa alimentare. Difficile da osservare, si tuffa con un buffo saltello sull’acqua, senza sollevare alcuno spruzzo. Lo Svasso collorosso effettua complete parate nuziali, in cui il maschio e la femmina si fronteggiano con le penne della testa e del collo completamente erette.




In Europa nidifica con continuità nelle pianure della parte orientale e nord orientale, dalla Finlandia alla Romania. Migra da solo o in piccoli gruppi. In inverno si sposta sulle coste marine baltiche e atlantiche, pochi raggiungono il Mediterraneo o i grandi laghi dell’interno. In Lombardia si trova soltanto sui laghi prealpini ed una specie protetta (il contingente svernante è di poche decine di individui).



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lunedì 12 settembre 2011

I POPOLI DEI GHIACCI DEL GRANDE NORD (9)



Sebbene vi siano alcune differenze tra i caratteri fisici delle numerose famiglie che la compongono, la razza Inuit è facilmente identificabile: è di piccola statura, con corpo massiccio, tronco lungo, arti corti, mani e piedi piccoli. Il cranio molto grande ha forma allungata, la faccia è alta e larga, il naso è stretto e poco prominente, gli zigomi sono pronunciati e i muscoli della masticazione particolarmente sviluppati; la pelle è giallastra, l’iride generalmente molto scura e la plica mongolica assai frequente. I capelli sono neri, grossi e lisci e i peli del corpo piuttosto radi.




Gli arti corti, che richiedono un impegno cardiaco minore per mantenere calde le estremità, e il setto nasale ristretto, che consente di riscaldare meglio l’aria che giunge ai polmoni, sono caratteristiche tipiche dell’adattamento al clima polare; è inoltre nota la capacità di questo popolo di digerire e di assimilare sostanze grasse in quantità superiori di ogni altra razza.



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lunedì 5 settembre 2011

ALBERI MONUMENTALI DEL LAGO DI GARLATE



La Provincia di Lecco nel 2003 ha censito 863 Alberi Monumentali presenti sul territorio. Tali piante hanno la caratteristica di avere la circonferenza del tronco superiore ad un valore tabellato, diversificato per tipologia (es. il Faggio deve essere superiore a 4 metri).


Pioppo n. 289

Nel pagaiare lungo le rive del Lago di Garlate ne possiamo osservare alcuni nei comuni di Lecco, Pescate e Garlate. Presentano a volte inequivocabili segni del passare del tempo quali ad esempio la captazione di un fulmine. Altri sono stati sradicati nei recenti nubifragi che hanno interessato la zona di Rivabella di Lecco.


Pioppo n. 303 e n. 304

Gli alberi monumentali hanno per la loro posizione un valore storico-culturale e architettonico soprattutto se collocati in Ville di particolare pregio (es. Villa Gomez), un valore scientifico per il patrimonio genetico che gli ha permesso di crescere difendendosi dalle malattie e dai parassiti, un valore economico che deriva dalla loro età.




Nel libro della provincia, recuperabile in tutte le biblioteche comunali, troverete l’elenco degli alberi diviso per ciascun comune, accompagnato da foto aeree recanti la posizione, il numero progressivo, le caratteristiche naturalistiche, infine alcuni itinerari (purtroppo soli montani) che lungo i sentieri vi aiutano a ritrovarli anche nei boschi.


Pioppi n. 303 e n. 304 in inverno.
Testo di Luis e foto degli Inuit del Lario.
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