"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



giovedì 28 ottobre 2010

LIBRI – PORTOLANO DEL LAGO DI COMO



Edizione moderna, completa ed affidabile del portolano del Lago di Como, pensata fin dall’inizio tenendo conto del “sistema” lago: acqua, coste, porti e territorio, con l’intento di interessare il diportista, stimolandolo alla crociera e portandolo dalla navigazione alla scoperta del territorio. Il portolano del Lago di Como, sponsorizzato dalla Camera di Commercio di Como, è stato concepito per essere prima di tutto uno strumento indispensabile per la navigazione in sicurezza, oltre che uno strumento promozionale del settore nautico e turistico di zona. Il volume si aprirà con una prima sezione riguardante: caratteristiche generali del Lario, regole generali della navigazione lacustre, consigli ai naviganti, meteo, normativa; la seconda parte sarà invece dedicata alle schede dettagliate dei singoli porti (oltre 80 strutture portuali).
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TITOLO: Portolano del Lago di Como
EDITORE: Istituto Geografico De Agostini
224 pagine, anno 2010, EUR 15,00
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lunedì 25 ottobre 2010

IL QUATTROCCHI, L’ANATRA ARBORICOLA



Appartiene all’ordine Anseriformes , famiglia Anatidae, gruppo numeroso di uccelli acquatici comprendente anatre, oche e cigni. Fa pare delle “anatre tuffatrici”. Il suo nome scientifico è Bucephala clangula. Il maschio mostra un netto contrasto tra parti bianche e scure. La testa è nera con riflessi verdastri e con una vistosa chiazza bianca alla base del becco. Collo, petto e fianchi bianchi. Dorso e coda neri; le copritrici delle ali formano una serie di larghe strisce bianche e sottili strisce nere. Becco nero. La femmina ha testa bruno scuro, collare bianco, petto e fianchi grigio-marrone, ventre bianco, dorso nerastro e parti caudali nerastre. Becco nero con punta arancione. Iride gialla. In volo la parte interna dell’ala, bianca, contrasta molto con quella esterna nera. La lunghezza varia tra i 42 e i 50 cm.




Nidifica in prossimità di laghi e fiumi tranquilli purché nei pressi di foreste mature, principalmente di conifere. Pone il nido nelle cavità degli alberi, fino a 2 km di distanza dall’acqua. Si ciba di invertebrati acquatici, ma anche di piccoli pesci e alghe. Sverna in mare e nei grandi laghi (Svizzera, Germania, Austria). Il Quattrocchi nidifica spesso nei nidi abbandonati di Picchio nero e utilizza talora i nidi artificiali. Poco dopo la nascita i piccoli, incapaci di volare, si gettano fuori dal nido posto talora a cinque metri di altezza.




Nidifica nelle regioni a nord del 55° parallelo e, con piccole popolazioni, separate dal corpo principale dell’areale, nell’Europa centrale fino alla Baviera e alla Svizzera. Migratore parziale, in inverno sverna in mare o sui laghi e fiumi, purché abbastanza ampi. In Lombardia è migratore regolare e svernante. Si osserva più spesso sui laghi prealpini, ma anche sui fiumi principali e sui laghi della Brianza. Si può osservare anche in gruppi di qualche centinaia di individui. Il contingente svernante in Lombardia, in aumento negli ultimi anni, è di circa un centinaio di individui.



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mercoledì 20 ottobre 2010

PRIMO E QUINTO POSTO PER GLI "ENZI" AL TROFEO FICK/SOTTOCOSTA OCEAN RACING 2010



Domenica 10 ottobre si è svolta a Nettuno l'ultima gara del trofeo Fick/Sottocosta Ocean Racing 2010. A tenere alto il nome degli Inuit del Lario del CANOA KAJAK '90 c'erano i mitici Enzo e Roberta, meglio conosciuti come gli "Enzi".

Ebbene, arrivando seconda in questa gara Roberta ha mantenuto il primo posto nella classifica generale per la categoria femminile: il Trofeo Ocean Racin 2010 è suo... Brava Roberta!!

Ottime anche le prestazione di Enzo, che in classifica generale si trova al quinto posto della sua categoria... e anche se a Nettuno non ci son state medaglie a premiarlo, ha trovato il modo di consolarsi... con la porchetta!



E' da solo un anno e mezzo che gli "Enzi" hanno scoperto il kayak da mare ma è stato quasi amore a prima vista, da quella prima volta non hanno più smesso di pagaiare... amano la competizione ed hanno trovato nell'Ocean Racing pane per i loro denti, portando a casa ottimi risultati.

Bravi "ENZI", continuate così!!
L'appuntamento è per il prossimo 4 dicembre al WISKIE con le premiazioni ufficiali.
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lunedì 18 ottobre 2010

IL LAGO CON LA PICCOLA ISOLA

Il lago “brianteo” di Pusiano, alimentato dal fiume Lambro, che si confonde con il lago giungendo da Erba per poi uscirne più a valle superato il canneto di Merone, dona al visitatore uno spettacolo naturale davvero romantico e incantevole. Non ci sono due giorni uguali: il lago è capace di cambiare colori e luci a seconda dell’ora, dei bagliori atmosferici, della stagione e dal luogo da cui lo si osserva.


Lo si può ammirare dall’alto, dalle pendici del monte Cornizzolo (1240 m slm) che incombe imponente alle spalle dell’abitato di Pusiano oppure direttamente dalle sponde, incastonato in una bella cornice di monti – dalle colline del Campanone e della Brianza al monte Barro (922 m slm), dalle falde del Resegone (1875 m slm) ai monti del Triangolo Lariano – e punteggiato sulle rive dai tetti e i campanili dei deliziosi paesi adagiati sulle sponde: Bosisio Parini, Cesana Brianza, Erba, Eupilio, Pusiano, Merone e Rogeno. Per una prima visita, il porticciolo di Pusiano – peasino abitato per secoli esclusivamente da pescatori e ancor oggi celebre per il suo pesce persico con il quale si prepara l’apprezzato risotto – è l’ideale. Dal lungolago si gode una vista privilegiata sulla bella isola dei Cipressi, vera e propria gemma del laghetto, distante poche decine di metri dalla riva.


La storia di questa singolare isoletta ovale, dove la natura esplode selvaggia e rigogliosa, risale addirittura a 10 mila anni fa, come testimoniato dal ritrovamento dei resti di un villaggio su palafitte. Più recentemente divenne la meta preferita per gli svaghi amorosi del principe Beauharnais che qui si rifugiava con le sue conquiste aristocratiche e popolane. Dopo un periodo di incuria oggi l’isola, che essendo proprietà privata non è visitabile, è tornata agli antichi splendori grazie al restauro degli edifici e del canale dell’antica pescheria, avvolti dalla folta vegetazione. Sono stati ripiantati i caratteristici cipressi dai quali aveva preso il nome fin dalla metà del ‘700.


Ma l’itinerario alla scoperta del lago di Pusiano riserva sorprese anche dal punto di vista strettamente ambientale grazie alla ricchezza naturalistica dell’habitat che non a caso è tutelato dal Parco naturale della valle del Lambro. A partire dalle specie vegetali che popolano lo specchio d’acqua e che, soprattutto nel periodo estivo, ne animano la superficie: il miriofillo, il nannufero, la castagna d’acqua e soprattutto le ninfee con le loro spettacolari fioriture bianche. Il lago, soprattutto dove dominano i canneti, rappresenta inoltre un luogo di sosta e di nidificazione ideale per l’avifauna tipica delle zone umide.

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giovedì 14 ottobre 2010

L’ALLENAMENTO DEL KAYAKER (TERZA PARTE)

Le capacità coordinative permettono di organizzare e regolare i movimenti dei vari segmenti corporei in funzione di un determinato scopo. La destrezza è la capacità coordinativa per eccellenza, intesa come mezzo per risolvere problemi che si creano improvvisamente e che richiedono una risposta rapida ed efficace. Tale capacità è fondamentale per uno sport come il kayak, che si pratica su un elemento mutevole e imprevedibile come l’acqua.

Ogni coordinazione motoria nasce da un’informazione di tipo sensoriale raccolta dai recettori periferici (i propriocettori muscolari, l’udito, il tatto, l’apparato vestibolare, la vista), i quali la trasmettono al sistema nervoso centrale, che integra ed elabora il messaggio e invia impulsi ai muscoli interessati. La qualità e la quantità delle informazioni elaborate permettono di attivare i prerequisiti necessari ad una prestazione efficace. Questi sono dati dalla capacità di combinare e accoppiare i movimenti, dall’orientamento spazio-temporale, dall’equilibrio statico e dinamico, dalla capacità di trasformazione del movimento, dalla capacità di reazione e dalla ritmizzazione. La risultante di tutte queste caratteristiche rappresenta la coordinazione di ogni singolo.

La tipologia di lavoro utile a migliorare le capacità coordinative passa attraverso esercizi che richiedono movimenti combinati e complessi, insieme ad altri molto specifici; il lavoro ad occhi chiusi, per esempio, è di grande utilità per migliorare la sensibilità tattile come l’esercizio di pagaiare di notte. Risulta molto utile esercitarsi utilizzando materiali sempre diversi: pagaie groenlandesi dritte, pagaie moderne sfalzate, pagaie da competizione K velocità, oppure kayak di forme e lunghezze differenti (kayak da mare, da turismo fluviale, da velocità su fiume, da velocità su acqua piatta).

Il kayak è prima di tutto uno sport di equilibrio: per migliorarlo sono utili tutte le esercitazioni, a terra e in acqua, atte a stimolare le risposte dell’organismo a situazioni di sbilanciamento. Più gli stimoli saranno vari, più efficace risulterà l’allenamento. Anche l’eliminazione dei segnali visivi stimola la raccolta e l’elaborazione delle informazioni tattili e cinestetiche.

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lunedì 11 ottobre 2010

LIBRI - LA SCORRIBIESSA DEL LAGO DI COMO



Un appassionante racconto su una barca costruita negli anni Sessanta dai cantieri Mostes rispettando le regole di realizzazione delle antiche barche di trasporto lariane. Lo ha scritto, cogliendo casualità e coincidenze vissute, fine cultore del "suo" lago, Carlo Castoldi, con casa di famiglia a Moltrasio. Qui incontra e condivide amicizia e dialogo con il conte Ferdinando Cetti Serbelloni che fu proprietario dell'imbarcazione e su di essa, con stuolo di amici, ha navigato sulle calme acque del lago di Como. "Scorribiessa", nome di gondola lariana, l'ultima di una generazione di barche discendenti dalla "Liburnica" (o " Liburna"), nave d'epoca romana, veloce e manovrabile grazie al suo fondo piatto e alle false chiglie a prua e poppa. Sul lago di Como dal XVII secolo in poi la gondola è stata l'evoluzione migliorativa del "Comballo".
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Niente a che vedere con la gondola veneziana classica, la gondola lariana è stata barca di media grandezza, a vela e remi con chiglia a sponda alta, prora acuminata, cameretta a poppa, per trasportare viaggiatori. La "Scorribiessa" aveva portata di 350 quintali, un esemplare lo si vede al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Ci furono anni durante i quali anche le classiche gondole veneziane, segno distintivo di eleganza e prestigio, arrivarono sul Lario: Un Taroni fondò il suo "squero" a Ponte di Carate nel 1790. Le gondole vennero adattate, rendendole più stabili e grandi, non asimmetriche, con fondo piatto e fiancata inclinata. Una di esse, costruita per la famiglia Arconati Visconti allora proprietaria della Villa del Balbianello (poi del Monzino e oggi del FAI), è al Museo della barca Lariana di Pianello, al momento chiuso per ristrutturazione. Carlo Castoldi, nel suo bel libro, dedica qualche pagina al nome e alla storia della "Scorribiessa", alle regate storiche e alle battaglie navali rievocative, occasioni che il lago di Como offriva ai turisti per rivedere la storia che da quelle parti è stata di eventi legati all'utilizzo del bacino lacustre. L'ultima gondola lariana, la "Scorribiessa" del 1960, costruita dal Mostes, era semisommersa in un porticciolo ma conservava, scrive il Castoldi ricordando quando la intravide, una sua dignità: "occupava il centro della scena, veniva cullata dalle onde mantenendo una parvenza di galleggiamento mentre svettava ancora la plancia di comando con la ruota del timone e quella consolle, vagamente liberty, che rimandava a origini, per così dire, non plebee". Oggi la barca è "un legno in un orto in riva al lago di Como".
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TITOLO: La Scorribiessa del Lago di Como - Storia dell'ultima gondola lariana
AUTORE: Claudio Castoldi
EDITORE : Attilio Sampietro di Menaggio
Pagine 95, euro 24,00
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giovedì 7 ottobre 2010

LA NITTICORA, L’AIRONE DELLA NOTTE



E’ un airone di dimensioni medio-piccole appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Ardeidae. Il suo nome scientifico è Nycticorax nycticorax. Di aspetto tozzo, con collo corto, becco robusto e coda corta e squadrata. Piumaggio grigio chiaro con parti superiori più scure e dorso nero. Dal capo, nero anch’esso, partono 2-3 lunghe penne filiformi bianche che scendono dietro la nuca. Becco nero, occhi rossi, zampe rosse nel periodo delle parate nuziali, giallo arancio durante il resto dell’anno. Il giovane è bruno, macchiettato di bianco. In volo si distingue dagli altri aironi per la sagoma tozza e compatta.




Nidifica in boschetti, anche di pochi ettari, all’interno di zone umide, in garzaie miste con altri aironi. Come la Garzetta, con la quale tipicamente forma colonie, occupa porzioni di bosco igrofilo di medio fusto o saliceti a struttura arbustiva. Attiva soprattutto di notte, si nutre di pesci, anfibi, crostacei e insetti acquatici che vengono catturati “da fermo “ o camminando in acqua. Le zone di alimentazione comprendono ambienti acquatici sia naturali, come fiumi e paludi, sia antropizzati, come risaie e canali. A causa delle abitudini notturne e del verso rauco, emesso di frequente in volo durante gli spostamenti, questo airone veniva comunemente chiamato “Corvo della notte”.




E’ presente in Europa centrale e meridionale con un areale molto frammentato. In Italia la maggior parte delle colonie sono situate nella zona risicola e lungo le aste fluviali della Pianura padana, molte in provincia di Pavia. Migratrice su lunga distanza, sverna lungo i bacini dei grandi fiumi dell’Africa tropicale, ma si registrano alcuni nuclei svernanti nei paesi dell’Europa meridionale. In Italia nidificano ben 12.000-14.000 coppie. Nella sola Lombardia sono presenti 28 garzaie per un totale di 4.000 coppie. Qualche centinaio di individui sverna nella nostra regione, in dormitori spesso lontani dalle colonie di nidificazione, occupati per più anni consecutivi.



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lunedì 4 ottobre 2010

LA FESTA DEL RITORNO DELLA LUCE



Versa la fine di Febbraio o ai primi di Marzo il mondo Artico festeggia il ritorno del sole. L’astro comincia a risalire lentamente nel cielo, le giornate si allungano e torna la luce… Questi festeggiamenti, spesso chiamati “festa del ritorno della luce”, si svolgono in tutti i paesi, seppur in modi e periodi diversi.




Le donne Inuit della Groenlandia indossano il costume tradizionale di colore bianco e rosso mentre nella penisola di Taimyr, il ritorno del sole è festeggiato dai Dolgani con danze all’aperto. Viene bruciato in pubblico un grande manichino di paglia che simboleggia l’inverno ormai finito e si organizzano gare di lazo, nelle quali gli allevatori di renne, devono riuscire a bloccare le zampe di un animale al galoppo e immobilizzarlo. Al calar della sera la festa prosegue. Il tamburo, utilizzato tanto dagli Inuit quando dai Dolgani, è uno strumento tipico della tradizione musicale. Poco profondo e realizzato con pelli di renna, assomiglia ad un tamburello, spesso munito di campanellini. Il tamburo dà il ritmo e accompagna il coro dei cantori, ma è anche uno strumento di comunicazione con gli spiriti. E gli sciamani che lo suonano cadono talvolta in trance.




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