"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 28 giugno 2010

DA LECCO A VENEZIA IN KAYAK



Sabato mattina l'"Inuit del Lario" Carlo Bucchioni ha dato il via da Lecco al suo viaggio in kayak in solitaria che attraverso l'Adda, e il Po lo porterà al mare ed infine a Venezia. Stamattina ci ha mandato una foto dalle cascate dell'Adda di Pizzighettone, dalle quali è ripartito per il suo terzo giorno di navigazione.




Possiamo seguire in diretta il suo viaggio a questo link: SpotKarlo
Auguriamo buona navigazione a Carlo e vi terremo informati sul proseguo della sua avventura!
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IL CODONE, L’ANATRA IN FRAC



Appartiene all’ordine Anseriformes, famiglia Anatidae, uccelli acquatici conosciuti come anatre. E’ inclusa nel gruppo delle “anatre di superficie”, che immergono solo la testa per nutrirsi, senza andare sott’acqua completamente. Il suo nome scientifico è Anas acuta.




Il nome italiano deriva dalla sua principale caratteristica: una coda lunga e molto appuntita. Ha una corporatura snella ed elegante, con il collo allungato. Il maschio ha capo e collo di colore bruno cioccolato, con due grandi strisce bianche ai lati del collo; la femmina è marroncina, simile a quella di altre specie di anatre di superficie, ma con collo lungo e sottile. E’ una specie di taglia medio-grande, con una lunghezza corporea compresa tra i 51 e i 66 cm. Il volo è molto elegante, poco veloce, ma con battito d’ali frequente. Gli stormi, non numerosi e poco compatti, volano nella tipica formazione a “V”. Si mescola facilmente ad altre specie (Marzaiola, Germano reale, Alzavola). Nonostante la specie sia monogama, i maschi tentano spesso di accoppiarsi con altre femmine.




Frequenta habitat costieri, soprattutto estuari e acquitrini, e zone coltivate, come i campi di stoppie. Si nutre di vegetazione raccolta tenendo le parti anteriori del corpo immerse e la coda verticale fuori dall’acqua. In Europa nidifica con continuità nelle pianure della parte orientale e nordorientale, dalla Scandinavia alla Russia. In Italia è migratore e svernante, con rare segnalazioni di nidificazione. In Lombardia è migratore, più numeroso durante il passo invernale, tra Febbraio e Aprile; si osserva principalmente negli habitat idonei nella porzione centromeridionale della regione. Sverna in piccoli numeri su corsi fluviali, acquitrini, paludi e laghi.


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giovedì 24 giugno 2010

LE RENNE DELLA TUNDRA



Sono chiamate “caribù” in America settentrionale e “renne” nelle regioni settentrionali dell’Europa e dell’Asia. Questi splendidi Cervidi dai palchi maestosi sono i re della tundra. I palchi o “ramificazioni” che crescono sulla loro testa, sono in realtà ossa irrorate da vasi sanguigni e mutano colore secondo le stagioni, passando dal rosso al bruno scuro, per poi cadere durante l’inverno e ricrescere l’anno successivo. Questo copricapo ingombrante è un’arma, che i maschi utilizzano per combattere e imporre la propria forza all’interno della mandria. Tutte le renne, maschi e femmine indistintamente, sono dotate di palchi, mentre tra i cervi è soltanto il maschio ad esserne munito. Nel periodo riproduttivo, ad ottobre, il maschio più forte si crea un “harem” di femmine.




In inverno le renne selvatiche, che pesano fino a 200 kg., raschiano la neve a colpi di zoccolo per dissotterrare muschi e licheni di cui si cibano, ma quando il suolo è gelato, e quindi molto duro, la missione diventa impossibile. Per sopravvivere , compiono lunghe migrazioni attraverso immensi territori imbiancati, alla ricerca di una neve meno resistente.




I Sami della Scandinavia e le piccole popolazioni siberiane come i Dolgani, hanno addomesticato le renne molto tempo fa. Le utilizzano come animali da tiro e ne consumano le carni e i latte. Sono quindi vitali per la loro sopravvivenza come lo sono le foche per gli Inuit.



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lunedì 21 giugno 2010

QUI, DOVE “INIZIA” IL LARIO

Piana di Colico

La Piana di Colico è formata dai depositi dei torrenti che scendono dal monte Legnone (2610 mt slm); la cittadina è in riva al lago. E’ una plaga fertile, punteggiata di frazioni, con una fitta rete di strade. Tre dossi o “montecchi”, si elevano alle estremità, uno a sinistra e due, minori, a destra: sono di origine metamorfica. La forma arrotondata è dipesa dal lavorio del ghiacciaio dell’Adda che li ha percorsi. Se sei raccordano alla penisola di Piona e al monte San Giuliano, che divide la Valtellina dalla Valchiavenna, si intuisce che formavano, prima del periodo glaciale, una catena montuosa.


Pian di Spagna

Dove il lago si chiude si apre il Pian di Spagna, così chiamato per le truppe spagnole che vi ebbero stanza nei secoli XVII e XVIII. Alla fine dell’800 il suo aspetto era diverso dall’attuale. In epoca romana, il Lario si spingeva fino in Valchiavenna (forse anche in Valtellina) e il lago di Mezzola – che si scopre sotto l’aspra bastionata del Pizzo di Prata – ne è oggi il residuo, separato dal bacino maggiore per l’espansione del delta dell’Adda.




Fino al 1520 questo fiume sfociava a nord (nell’attuale lago di Mezzola) ma in quell’anno, a seguito delle furibonde alluvioni esso si aprì una nuova strada verso il Lario. Non mancavano poi rami laterali, ora lasciati ora ripresi dalla forza delle acque, che ritagliavano isole paludose. Nel 1858, con l’inalveamento del ramo principale dell’Adda, si avviò il risanamento, già iniziato con modesti risultati, nel XVIII secolo.



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giovedì 17 giugno 2010

DIVERTIMENTO IN SICUREZZA (prima parte)



Il kayak da mare è uno sport assolutamente sicuro se praticato in modo responsabile e l’obiettivo, a qualsiasi livello, sarà il divertimento ma ad una condizione: la sicurezza. La sicurezza è data da molti fattori, ci sono principi validi per tutti, ma sono tantissime le condizioni individuali e ognuno deve cercare di trovare una propria autoregolamentazione.




Le capacità tecniche (ovvero saper effettuare tutte le manovre) sono sicuramente un punto di partenza fondamentale. Maggiori saranno le nostre conoscenze pratiche e maggiori saranno le mie possibilità di superare situazioni critiche. Tutti questi fattori dovranno accompagnarsi alle conoscenze pratiche specifiche di sicurezza, ad esempio effettuare un autosalvataggio o un salvataggio assistito ad un compagno di pagaiata. Ecco l’importanza di frequentare un corso di kayak presso una scuola specializzata.




Neanche il fattore allenamento è da sottovalutare: ciò significa, in altre parole, aver preparato il nostro fisico a sostenere determinati stress (sforzo fisico, vento, temperatura esterna). Dovremo avere un’idea della durata dello sforzo da sostenere e prevedere di portare con se mangiare e soprattutto da bere.




Dopo aver frequentato un corso di kayak, sarà importante e opportuno compiere le prime esperienze di navigazione con kayakers esperti, non solo per migliorare la tecnica per essere più efficaci nelle manovre, ma anche per prestare attenzione a come affrontare certe situazioni e in che modo gestire la sicurezza nella sua complessità.




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lunedì 14 giugno 2010

LIBRI - COLPI DI REMO



Il canottaggio è lo sport “cugino” del kayak: gli elementi naturali in cui si muove la disciplina del remo (e della pagaia) sono gli stessi: l’acqua e il vento; e il motore, ecologico e silenzioso, è lo stesso: le nostre braccia.
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Questo non è un libro sul canottaggio, non è la storia di una disciplina, né l’elenco delle glorie di atleti o di società. E’ un possibile racconto di semplici entusiasmi, di fatiche, di grandi emozioni che si possono vivere su una barca (o su un kayak) che sfida l’ACQUA, che si infila nell’ARIA, che viaggia quasi dentro la TERRA con la sola FORZA di uno spirito nervoso e consapevole.
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Al libro è allegato un cd di Davide Van De Sfroos (cantante e canzoniere laghée) contenente tre canzoni dialettali di lago, di luoghi, di gente del Lario: “Singul de punta” scritta con il poeta Vito Trombetta - che è già stata eletta ad inno del canottaggio lariano, “Breva e Tivan” e “El mustru”.
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SINGUL DE PUNTA (Trombetta/Bernasconi)

I canteni rémuj e l'unda una canzòn antiga
fadiga... fadiga... fadiga e impégn
e l'acqua che sbressiga sura'l légn
e dal timòn la vuus del tù alé...

Come mai stasira me sun che sö sta tuvaja vuncia e bisunta
cul coo pugiàa de scià e de là e una dumanda per giunta
chissà se diventi anca me un singul de punta...
chissà se diventi anca me un singul de punta...

Singul singul de punta
che gira gira pirla e gira
per pö negà in del venn
fass sufegà di caart...
Singul singul de punta
che gira gira pirla e gira
cul remul de la pecundria
senza mai rüvà al traguaard

Ma el laagh... el laagh l'è'l mè riciàmm
e i soci de la barca i henn là giamò a speciamm
el fazzulett in crapa e l'öcc de la pujana
la facia l'è abbrunzada la schena l'è dubiada
i pè söl puntapé... el sogn de'na medaja
ancamò un fiaa ammò 'na spinta... canuttiera e grinta
chissenefrega de l'unda del batèll
basta vurèll
per mea diventà... singul de punta!

singul singul de punta...

E dal timòn la vuus del tù alé
süduur e impègn...
e l'acqua che sbrissiga sura'l legn
a remà insèmm se fà menu fadiga
e canten i rémuj e l'unda
una canzòn antiga


SINGOLO DI PUNTA*

Cantano i remi e l’onda una canzone antica
Fatica… fatica… fatica ed impegno
E l’acqua che scivola sopra il legno.
E dal timone la voce del “tù alè”**

Come mai ‘stasera cono qui su questa tovaglia unta e bisunta
Con la testa appoggiata di qua e di la ed una domanda per giunta
Chissà se divento anch’io un singolo di punta
Chissà se divento anch’io un singolo di punta

Singolo, singolo di punta
Che gira, gira, pirla*** e gira
Per poi annegare nel vino
Farsi soffocare dalle carte
Singolo, singolo di punta
Che gira, gira, pirla e gira
Con il remo della malavoglia
Senza mai arrivare al traguardo

Ma il lago…il lago è il mio richiamo
E i soci della barca sono già lì ad aspettarmi
Il fazzoletto in testa e l’occhio della poiana
La faccia è abbronzata, la schiena è piegata
I piedi sul puntapiedi….e il sogno di una medaglia
Ancora un respiro, ancora una spinta…canottiera e grinta
Chissenefrega dell’onda del battello,
basta volerlo
per non diventare…singolo di punta!

Singolo, singolo di punta…..

E dal timone la voce del “tù alè”
Sudore ed impegno…
E l’acqua che scivola sopra il legno
A remare insieme si fa meno fatica
E cantano i remi e l’onda
Una canzone antica.

* Singul de punta è un modo di dire legato all’ambiente del canottaggio e si attribuisce a chi non combinerà mai niente, ad un buono a nulla: se remi da singolo hai due remi, se remi in coppia, oppure in equipaggio di più persone, puoi essere “in punta” alla barca ed in quel caso avrai un solo remo. Va da sé che un singolo di punta, con un solo remo, non va da nessuna parte e gira in tondo…

** Tù alè è il grido con cui il timoniere di un equipaggio dà la cadenza dei colpi di remo.

*** Dal verbo milanese “pirlare”: girare in tondo, muoversi senza meta precisa.
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TITOLO: Colpi di remo - Singul de punta (CD musicale)
AUTORE LIBRO: Gerardo Monizza
AUTORE CD: Davide "Van De Sfroos" Bernasconi
PREZZO: € 12,00
EDITORE: NodoLibri
anno 2003, 80 pagine
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giovedì 10 giugno 2010

LO SVASSO PICCOLO, L'ELEGANTE TUFFATORE



Appartiene all’ordine Podicipediformes, famiglia Podicipedidae, eleganti uccelli acquatici dalle zampe lobate. Il suo nome scientifico è Podiceps nigricollis. Il nome latino si riferisce al colore nero di testa, collo e dorso in abito nuziale. Due ciuffi dorati spiccano ai lati della testa, mentre le parti inferiori sono più chiare. In inverno perde tutti i colori e diviene molto meno appariscente. Le parti superiori di capo e collo restano nere, ma più sbiadite. Le guance, le parti inferiori del collo e del corpo diventano bianche. E’ appena più grande di un Tuffetto, ma il collo è più lungo e l’aspetto generale più snello. La lunghezza totale è compresa tra 28 e 34 cm.





In riproduzione si rinviene su acque dolci circondate da fitta vegetazione. Nidifica sull’acqua ancorando il nido alla vegetazione acquatica (giunchi). Può essere isolato o in colonie. Si ciba di insetti acquatici e loro larve, molluschi, crostacei e piccoli pesci. In inverno si sposta isolato o in gruppi su litorali marini, lagune, estuari.






In Europa gran parte della popolazione è concentrata in Ucraina, anche se piccoli nuclei sono presenti in molti altri paesi, dalla Spagna alla Gran Bretagna, fino alla Svezia meridionale. Migratore parziale, anche di lunga distanza, sverna prevalentemente sul Mar Nero, Mar Caspio, Mar Rosso e laghi della Turchia. In Lombardia vi sono indizi di nidificazioni irregolari sul Lago di Garda, mentre in inverno è regolarmente presente nei diversi laghi della regione. In Lombardia il contingente svernante è stimato in un migliaio di individui.




Lo Svasso piccolo può nidificare in colonie miste. Spesso trae vantaggio dalla vicinanza di gabbiani comuni, probabilmente perché questi sono molti vigili e pronti a lanciare segnali di allarme ad ogni presenza sospetta, avvertendo così involontariamente anche altre specie.



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lunedì 7 giugno 2010

CATTEDRALI DI GHIACCIO GALLEGGIANTI



A differenza della banchisa (ghiaccio di acqua marina salata), gli iceberg sono formati da acqua dolce in quando derivano dai ghiacciai, anch’essi formati da acqua dolce precipitata sotto forma di neve. Galleggiano perché sono più leggeri dell’acqua di mare. I più alti si innalzano a 70 metri sopra il livello del mare, ma solo una piccola parte di essi è visibile: la parte sommersa rappresenta all’incirca i sette ottavi di queste imponenti cattedrali di ghiaccio dai colori cangianti, che spaziano nell’intera gamma dei blu, dall’azzurro-verde acqua traslucido al grigio-blu quasi metallico.




Il 90% dei grandi iceberg che vanno alla deriva nell’Atlantico del nord proviene dalla costa occidentale della Groenlandia, fra cui il fiabesco ghiacciaio Sermeq Kujalleq, situato in fondo ad un fiordo, vicino alla città di Ilulissat. Gli altri 10% nascono in alcune isole dell’Artico, ad est del Canada.


Sermeq Kujalleq

Prima di sciogliersi gli iceberg viaggiano alla velocità media di 0,7 km/h, a seconda della loro dimensione e della forza delle correnti e dei venti e talvolta terminano la loro corsa a qualche migliaia di km di distanza da dove sono partiti.


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giovedì 3 giugno 2010

“TUTTO QUI E’ NOBILE E PIENO DI GRAZIA”



“Qui vedo dovunque colline ineguali, coperte di gruppi d’alberi fatti crescere dal caso e che la mano dell’uomo non ha ancora guastato e costretto a fruttare. Fra queste colline dalle forme mirabili, che scendono nel lago con bizzarri pendii, posso illudermi di trovarmi nei luoghi descritti dal Tasso e dall’Ariosto.



Tutto qui è nobile e pieno di grazia, tutto parla d’amore, nulla ricorda le brutture della civiltà. I villaggi appollaiati sui pendii sono nascosti da alberi maestosi, oltre le cui cime spunta la linea armoniosa dei loro campanili.



Se qua e là un campicello largo un palmo interrompe la macchie dei castagni e dei ciliegi selvatici, l’occhio si rallegra di vedervi crescere delle piante più felici e vigorose che altrove.




Oltre le colline, le cui cime offrono romitori che tutti vorremmo abitare, l’occhio scorge stupito i picchi delle Alpi, sempre coperti di neve, e la loro austerità severa gli ricorda i mali della vita quel tanto che basta per accrescere la voluttà del momento.




La fantasia è stimolata dal suono lontano della campana di qualche villaggio: questo suono, trasportato dalle acque, che lo rendono ancora più dolce, acquista una nota teneramente malinconica e rassegnata, e sembra dire agli uomini: - la vita fugge, non mostrarti dunque tanto difficile con la felicità che ti si presenta, affrettati a godere…”
(Enrico Beyle ‘Stendhal’, La Certosa di Parma).


Ritratto di Enrico Beyle Stendhal.
Foto degli Inuit del Lario.
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