"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 31 agosto 2009

I CORSI D’ACQUA DEL TERRITORIO LARIANO E LA FAUNA ITTICA

Il territorio Lariano (province di Lecco e Como), pur essendo dominato dal punta di vista idrografico da un grande lago, presenta un reticolo di corsi d’acqua molto ricco e vario. I rilievi montuosi della parte settentrionale digradano, procedendo verso sud, dando luogo prima a una zona collinare e poi, a ridosso della provincia di Milano, alla pianura. In tale contesto le acque correnti sono attribuibili tre fondamentali categorie: ambienti fluviali, ambienti torrentizi dell’alto e medio territorio Lariano, ambienti torrentizi del basso territorio Lariano.

Fiumi Adda e Mera immissari
Gli ambienti fluviali sono caratterizzati da un’elevata portata media e le acque derivano, direttamente o indirettamente, dall’ambito propriamente alpino. Gli unici ambienti fluviali di questo tipo presenti nel territorio Lariano sono l’Adda immissario, l’Adda emissario e la Mera. I tratti terminali della Mera e dell’Adda immissario, essendo collegati con il Lario, presentano una comunità ittica molto varia, comprendendo quasi tutte le specie ittiche presenti nel lago. Tali tratti fluviali rappresentano un importante collegamento tra il lago e la parte più propriamente fluviale, fungendo sia da zona di riproduzione per numerose specie ittiche (Cavedano, Alborella, Coregone, Luccio), sia da richiamo per il successivo accesso alla parte superiore del fiume per la Trota lacustre (la cui presenza è però tutt’altro che certa), che risale tali fiumi nel periodo riproduttivo. L’Adda emissario, almeno nel tratto iniziale, comprende anch’esso le specie ittiche lacustri tipiche della zona litorale, mentre, procedendo verso la provincia di Milano, alterna tratti a diversa velocità di corrente, manifestando una vocazionalità ittica mista, comprendente salmonidi, timallidi e soprattutto ciprinidi reofili (cioè amanti delle correnti), tra i quali vi sono le specie ittiche attualmente dominanti. Gli ambienti fluviali a differenza degli ambienti torrentizi, ospitano dunque un numero di specie ittiche decisamente maggiore e tra queste spiccano per il loro pregio naturalistico e alieutico la Trota marmorata e il Temolo, che hanno subito un drastico calo numerico a causa delle gravi alterazioni qualitative e dell’habitat, ma che attualmente sono oggetto di programmi di tutela e di recupero.

Fiume Adda emissarioGli ambienti torrentizi dell’alto e medio territorio Lariano sono caratterizzati da rapide e imponenti escursioni di portata, i cui valori sono molto variabili. Questi corsi d’acqua nascono dai rilievi prealpini che incorniciano il Lario e il Ceresio, confluendovi con pendenze molto accentuate. I valori di pendenza determinano velocità di corrente molto elevate e, di conseguenza, viene esercitata una violenta azione erosiva sull’intera sezione dell’alveo, che risulta dunque costituita in prevalenza di materiali grossolani, caratterizzati da una forte mobilità. Questo tipo di corsi d’acqua comprende la maggior parte dei torrenti del territorio Lariano. La vocazionalità è a salmonidi, e la specie ittica dominante è la Trota fario. Possono essere presenti alcune specie di accompagnamento quali lo Scazzone, il Vairone, la Sanguinerola, mentre, almeno nel tratto terminale pianeggiante, in genere lungo poche centinaia di metri, possono risalire alcune specie ittiche lacustri. Questi corsi d’acqua solcano vallate anche di notevole lunghezza e di elevato pregio naturalistico e turistico, tra le quali, per citare le principali, la Valsassina, la Val Varrone, la Val d’Intelvi, la Val Senagra, la Valle dell’Albano, la Valle del Liro, la Valle di Livo, la Val Rezzo, la Val Cavargna, la Valle dell’alto Lambro. Questi corsi d’acqua godono, mediamente, di una buona qualità delle acque e ospitano discrete popolazioni di trote fario; la produttività di questi ambienti per la Trota è comunque piuttosto modesta, variando da qualche chilo a poche decine di chili per ettaro di superficie acquea.

Torrente Pioverna, Valsassina
Gli ambienti torrentizi del basso territorio Lariano sono caratterizzati da portate medie generalmente modeste e da escursioni di portata variabile, ma inferiori a quelle dei torrenti dell’alto e medio territorio. Nascono dalla zona collinare e scorrendo con pendenze modeste si immettono in pianura. La vocazionalità è ancora a salmonidi, divenendo mista a salmonidi e ciprinidi reofili entrando in pianura. Purtroppo, per essi questa vocazionalità è teorica poiché, attraversando zone collinari e poi pianeggianti, solcano un territorio fortemente antropizzato, subendo gli scarichi civili e industriali della parte meridionale del territorio. Si tratta di corsi d’acqua che potenzialmente potrebbero avere grande pregio naturalistico e che meriterebbero incisive azioni di risanamento; tra i principali: il Lambro emissario, il Seveso, il Folgora, il Lura e il Serenza.

Fiume Lambro emissario
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mercoledì 26 agosto 2009

COME SBARCARE CON IL KAYAK DA MARE

Sbarco a Zante, spiaggia del Navajo


Quando il mare è calmo, è sufficiente arrivare perpendicolari alla spiaggia facendo arenare il kayak sulla sabbia. Nel caso in cui ci si trovi in situazione di mare mosso, è necessaria maggiore attenzione: infrangendosi violentemente sulla riva, le onde creano vere e proprie esplosioni di acqua che possono capovolgere o danneggiare il kayak, e la corrente di ritorno può trascinare al largo un eventuale bagnante. La procedura di sbarco consiste nel cercare di mantenersi a una certa distanza dalla cosiddetta “zona di surf” aspettando il momento propizio; esso si presenta insieme a una sequenza di onde più piccole. A questo punto, pagaiando con forza, si cerca di mantenere il kayak sul dorso dell’onda fino a riva aiutandosi con qualche appoggio o timonando, poi si sposta lo scafo il più possibile verso l’interno aiutandosi con le mani e la pagaia, e infine si esce velocemente dal pozzetto e si trascina il kayak lontano dal bagnasciuga.



Sbarco a Stromboli

Va precisato inoltre che quando si sbarca con il kayak carico dell'attrezzatura necessaria per la navigazione ed il campeggio nautico, allora potrebbe essere buona cosa farsi assistere da qualcuno che dalla riva sia in grado di aiutarci a governare il kayak perché issare sulla battigia 80 kg. di barca o forse più non è cosa da poco, certamente non bastano le proprie mani e la propria pagaia. In alternativa, quando il frangente è molto alto e potente, si può scegliere di uscire dalla barca prima della zona di surf e di tenere il kayak a poppa per raggiungere la riva assecondando le spinte delle onde (stando bene attenti a prevenire i traumi alle articolazioni allestendo un elastico alla maniglia di poppa).

Sbarco a Stromboli

Testo redatto con la collaborazione tecnica di Tatiana Cappucci (Istruttore e Guida Marina Sottocosta-FICT, Maestra di canoa da mare FICK)
Foto di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro.
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mercoledì 19 agosto 2009

LIBRI – LA NUOVA GUIDA DEL BIRDWATCHER


E’ una guida da tenere in tasca con bei disegni, un testo sintetico e scritto bene che descrive gli uccelli europei in italiano. Si tratta della nuova pocket guide di Hayman & Hume del 2002, tradotta da tre persone ben note, Andrea Corso, Riccardo Molajoli e Marco De Cicco, e edita da una casa editrice illuminata, la Muzzio. Hayman è un disegnatore eccellente così bravo da condensare in una tavola più disegni con l’uccello in volo, da posato, la silouette di volo frontale e da sotto e all’occorrenza, anche i particolari della testa, del becco o della coda.

La guida include tutti gli uccelli che nascono in Europa o la visitano regolarmente.
- Le 430 specie sono illustrate con meticolosi dettagli a colori, in volo e a riposo.
- Più di 12 illustrazioni a colori di ogni specie per accurate identificazioni.
- I simboli mostrano le caratteristiche salienti di forma e habitat.
- Una codifica a colori raggruppa le famiglie di uccelli per veloci raffronti.
- Il perfetto compagno per passeggiate ed escursioni ornitologiche, anche in kayak.
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Titolo: La nuova guida del Birdwatcher
Autori: Peter Hayman & Rob Hume
Editore: Franco Muzzio
2003 - 272 pagine - 16,00 EUR
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mercoledì 12 agosto 2009

IL RONDONE MAGGIORE, L’ACROBATA DEL LAGO



I suoi voli spettacolari ricchi di velocissime virate, accompagnano le nostre pagaiate al tramonto estivo. Appartiene all’ordine Apodiformes, famiglia Apodidae, uccelli coloniali conosciuti come rondoni. Il suo nome scientifico è Apus melba.



E’ il più grande dei nostri rondoni, con una lunghezza del corpo di circa 21 cm. e un peso di circa 100 g. circa. Gli adulti hanno le parti superiori brunastre mentre il mento, la gola e il ventre sono bianchi; non esistono differenze nel piumaggio tra il maschio e la femmina. I giovani sono simili agli adulti ma con i margini delle penne biancastri. Come gli altri rondoni, con sfreccianti acrobazie, si ciba di insetti volatori che cattura con la sua voluminosa bocca. L’attività di caccia si svolge su ampi territori e ha inizio quando l’illuminazione e il riscaldamento dei raggi solari inducono al volo le loro prede. Il Rondone maggiore si ciba anche di ragni che vengono catturati quando si lasciano trasportare in balia del vento.


Il suo ambiente è quello aereo, sia marino, lungo le coste, sia montano, perlopiù in prossimità dei luoghi di nidificazione, rappresentati da pareti a picco e da falesie; più raramente frequenta l’habitat urbano, dove nidifica su monumenti architettonici ed edifici. Verso sera gli individui della stessa colonia si riuniscono in volo per eseguire acrobatici e sonori caroselli. In Europa è distribuito soprattutto nel bacino del Mediterraneo; in Italia abita le Alpi, gli Appennini e le coste. In Lombardia nidifica soprattutto nelle zone prealpine e nelle valli alpine dove giunge ogni anno in marzo-aprile per ripartire in settembre-ottobre verso i quartieri di svernamento situati nell’Africa tropicale. E’ fedele al sito riproduttivo e pertanto il nido viene usato per diversi anni consecutivi.

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mercoledì 5 agosto 2009

UN FREDDO PUNGENTE



Il clima rigido dell’Artico si spiega con il debole irraggiamento solare di questa parte del nostro pianeta: il sole non sale mai abbastanza alto nel cielo per scaldare l’atmosfera. Nell’Artico si alternano due stagioni principali: l’inverno e l’estate, di durata diversa. L’inverno è caratterizzato da giornate brevi e notti lunghissime con temperature glaciali (mediamente –25°C) e dura sei mesi circa. Durante i tre mesi estivi, invece, le notti sono brevi e le giornate sono lunghe e luminose, anche se le temperature raramente superano i 10°C. Fra queste due stagioni, la primavera e l’autunno durano soltanto poche settimane.


Il clima delle regioni polari è inoltre molto asciutto. L’acqua di mare salata, che gela a –1.8°C, non evapora. In assenza di umidità, le nuvole nel cielo sono rare e le precipitazioni (neve o pioggia) sono scarse. Nel Grande Nord cadono meno di 250 mm di acqua ogni anno: un paradossale somiglianza con il deserto del Sahara! Proprio per via di queste particolari condizioni climatiche, nel corso di milioni di anni si sono formati i ghiacciai, costituiti da strati di neve accumulatisi su uno spessore di varie centinaia di metri.


Date le difficili temperature il clima dell’Artico è difficile da sopportare. Tempeste, vento, neve e nebbia sono sempre in agguato. Ripararsi dal freddo è dunque una questione di sopravvivenza per gli Inuit.

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