"INUIT DEL LARIO" - CANOA KAJAK 90 A.S.D.

LA PASSIONE PER IL KAYAK DA MARE, LA NATURA E GLI AMICI...



"vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde, di andare e venire
ricominciare a fluire..." (Tiromancino)



lunedì 29 settembre 2008

LA GARZETTA, LA DAMIGELLA DEL LAGO

E’ forse il più bel airone che si possa incontrare pagaiando! E’ un piccolo ardeide appartenente all’ordine Ciconiiformes, famiglia Ardeidae e il suo nome scientifico è Egretta garzetta. E’ un elegante uccello bianco candido con collo lungo e sottile, becco e zampe neri, piedi gialli. In periodo riproduttivo, sul dorso presenta un lungo ciuffo di piume ornamentali, le “aigrettes”, sporgente sopra la coda. Altre piume allungate crescono sul petto e sulla nuca. La Garzetta, come altri aironi, vola mantenendo il collo a “S” con la testa incassata tra le spalle.
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Nidifica in colonie, formate anche da migliaia di coppie, insieme con altre specie di ardeidi come Nitticora e Sgarza ciuffetto. Le colonie, chiamate garzaie, si trovano in boschi, anche di pochi ettari, all’interno di zone umide estese di origine naturale o artificiale, ad esempio risaie. Una delle caratteristiche più importanti per la scelta del sito di nidificazione è l’inacessibilità della garzaia ai predatori terrestri, garantita in genere dalla presenza di acqua tutto intorno.
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La dieta della Garzetta è costituita da girini e adulti di anfibi, pesci, larve di libellule e altri grossi invertebrati. Le prede vengono catturate camminando lentamente in zone con acqua bassa.
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In Lombardia la Garzetta si riproduce in una trentina di colonie, la maggioranza delle quali situata nella zona risicola del pavese. Nel Lariano è possibile vederle sul lago di Garlate, Olginate, nei laghi Briantei e lungo l’Adda emissario. Gran parte della popolazione italiana è migratrice ma il numero degli individui che svernano nel nostro paese è in costante aumento.
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venerdì 26 settembre 2008

GIOCHI DELL’ARTICO

gara di SnowshoeingNelle lunghe notti d’inverno dell’Artico, i Popoli del Ghiaccio, all’interno dell’igloo e della tenda, ascoltavano gli Anziani raccontare storie e favole che servivano ad educare i giovani. Erano imbattibili nell’inventare giochi che potevano essere realizzati in uno spazio ridotto. Oggi, i Popoli Artici organizzano delle “giornate sportive” per celebrare le feste natalizie o pasquali. I primi Giochi Olimpici Invernali dell’Artico risalgono al 1970 e furono celebrati in Canada. Essi rappresentano l’evento sportivo e culturale più importante di questa parte del Globo che vede impegnati gli atleti in sport tradizionali che traggono la loro origine dalla vita quotidiana dei popoli nordici. Era d’uso, dopo il lungo inverno passato in isolamento, che i gruppi famigliari si ritrovassero per effettuare scambi di merci, concludere alleanze, celebrare matrimoni. In tali occasioni venivano celebrate delle cerimonie, nelle quali avevano una parte importante le danze e le prove di forza, di resistenza, di abilità. I Giochi Olimpici Invernali dell’Artico perpetuano, in modo più attuale, tali tradizioni e cerimonie. Essi sono anche occasione per fare incontrare giovani atleti che vivono nel Grande Nord, ma che provengono da altre Culture.

gara di Dog MushingSito ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali dell'Artico: http://www.arcticwintergames.org/

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mercoledì 24 settembre 2008

ESCURSIONE SUL LAGO DI PUSIANO

Ricordo a tutti gli Inuit del Lario che, come da calendario, Domenica prossima, 28 settembre, è in programma l'escursione sul lago di Pusiano.
Il programma di massima è:
-8.30 ritrovo alla sede del CK90... caffettino e ultimi preparativi
-9.00 partenza
-9.30 arrivo al luogo d'imbarco, a Bosisio Parini in zona cimitero
-10.30 Imbarco
Faremo il giro del lago di Pusiano, Isola dei Cipressi compresa, e, se il livello dell’acqua lo consentirà, passeremo nel Lago di Alserio attraverso il suo emissario e il Lambro. Percorso totale circa 20km. Pranzo al sacco. Rientro previsto nel tardo pomeriggio.
Per conferma e informazioni: inuitdellario@gmail.com - Felice (Eppiluk) 349.5216020
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PERCORSO DELL'ESCURSIONE .

martedì 23 settembre 2008

IL FULCRO DELL’ANDARE IN KAYAK

Qaqatuk e NerrajaqL’essenza della tecnica del kayak consiste nella ricerca di un punto di forza in acqua che consenta alla pagaia di fare da perno per muovere il kayak. La pala in acqua è un fulcro, un punto di presa che consente di avanzare, retrocedere, cambiare direzione, appoggiarsi o eskimare, ma sempre in funzione del movimento dello scafo. Andare in kayak non significa muovere la pagaia, ma spostarsi con il kayak sfruttando la resistenza dell’acqua: muovere la pagaia senza usufruire dell’aiuto che l’acqua, con la consistenza mutevole, può dare, rende il gesto inefficace.

Qivittoq

giovedì 18 settembre 2008

SVUOTARE IL KAYAK

uscita bagnataDopo un’uscita bagnata ovviamente entra dell’acqua nel nostro kayak. Un buon kayak da mare ha almeno due (o tre) paratie stagne che isolano la prua e la poppa dal pozzetto e quindi l’acqua penetra solamente in quest’ultimo (questa caratteristica rende inoltre il kayak da mare un’imbarcazione inaffondabile). Possiamo svuotare il pozzetto con la pompa di sentina (se il nostro kayak ne è provvisto) o con una grossa spugna (operazione un po’ lunga ma che funziona sempre in caso di emergenza) o con l’aiuto di un compagno tramite la tecnica del salvataggio assistito. Oppure possiamo sbarcare a riva ed eseguire i diversi modi qui di seguito descritti e ritratti in foto. Qualunque sia il sistema usato, un po’ di acqua rimane sempre dentro lo scafo: per svuotarlo completamente si utilizza la spugna, che deve sempre far parte degli accessori del kayaker marino.

svuotamento in acquaMettiamo il kayak in acqua perpendicolarmente alla riva afferrandolo per la prua. Facciamo sprofondare la prua in acqua in modo che tutta l’acqua presente nel pozzetto si sposti verso la prua; con un movimento veloce solleviamo la prua in alto, appoggiamo la poppa in acqua e ruotiamo il kayak sotto sopra: in questo modo tutta l’acqua uscirà dal pozzetto. Questo metodo è poco faticoso, efficace e molto facile da eseguire.

svuotamento sulla cosciaSi solleva il kayak afferrandolo per i bordi del pozzetto e lo si appoggia sulla coscia con il pozzetto stesso rivolto verso il basso. Facendo perno sulla gamba, si fanno oscillare prua e poppa del kayak per fare uscire l’acqua dal pozzetto. Questo metodo è invece faticoso visto che un kayak da mare pesa più di 20 kg., però conviene saperlo fare perché magari non possiamo usare il metodo precedente in quanto ci sono forti onde e siamo costretti a svuotare il kayak sulla riva.

svuotamento in due (Nerrajaq e Feduk)Nel caso in cui un compagno di escursione fosse disponibile ad aiutarvi, si può svuotare il kayak in due alzando e abbassando prua e poppa come un’altalena.
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martedì 16 settembre 2008

FILM - CE QU’IL FAUT FAIRE POUR VIVRE

Il film canadese di Benoit Pilon "Ce qu'il faut faire pour vivre" (ciò di cui abbiamo bisogno per vivere) è stato premiato al Festival del cinema di Montreal come miglior film e ha conquistato anche il premio per il miglior film canadese ed il Gran Premio della giuria internazionale.
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Nel 1952, Tivii, un cacciatore Inuit malato di tubercolosi, abbandona la Terra di Baffin e la sua famiglia per essere ricoverato in un sanatorio del Quebec. Senza punti di riferimento e non comprendendo il francese, Tivii scappa dal sanatorio ma viene presto ritrovato in una capanna. Tornato in ospedale, si rifiuta di mangiare ed esprime il suo desiderio di morire, ma ciò non può essere accettato dal suo medico. Nell'intento di trovare un modo per farlo mangiare, l'infermiera Carole decide di portare in sanatorio Kaki, un orfano Inuit che, essendo stato cresciuto da bianchi, può servire da interprete. Il contatto col ragazzo, fa tornare a Tivii il gusto alla vita che lo aiuterà ad avviarsi verso una lenta guarigione. Tivii intravede il progetto di adottare Kaki, al fine di permettergli di ritrovare le radici della loro cultura d'origine. Molto apprezzata l'interpretazione di Tivii da parte dell'attore Natar Ungalaaq.

Il film in Canada è uscito il 29 agosto 2008, speriamo presto di vederlo nelle sale italiane. Sito web ufficiale http://www.cequilfautpourvivre-lefilm.com/

Segnalato dall’amico Marco Ferrario (Ekokayak).

lunedì 15 settembre 2008

SALUTI DALLA GROENLANDIA

E' con grande piacere che riporto sul blog il saluto personalizzato che ci ha inviato Ottorino Tosti a nome della Spedizione Saxum 2008. Un saluto che va condiviso tra tutti i partecipanti e i lettori di questo blog che, grazie ad una passione comune, il kayak, vogliono conoscere e scoprire i popoli che hanno inventato un mezzo di navigazione così straordinario.

"Carissimi,
vi ringrazio innanzitutto per gli scritti che avete riportato sul Vs. bel sito.
Ho letto il vostro "Chi siamo". Chissà, forse, che in ognuno di noi, per chissà quali migrazioni e incroci di popoli, non ci sia un po' di DNA comune con quella meravigliosa Gente, e quella bellissima Terra.....
Stiamo portando avanti un progetto di scambio culturale, e sarebbe bello se un giorno dei navigatori italiani si muovessero, con gli stessi sitemi di navigazione inuit, su quelle acque...

Ci sentiano?
Se gradite, mi permetto di allegare un piccolo saluto...
Ciao a tutti,

Ottorino "

Di seguito trovate i link ai racconti del suo diario di viaggio, che nel frattempo sono diventati undici, sempre tratti dal sito http://www.mentelocale.it/ :

CANOISTI DELL'ETIOPIA


Foto inviataci dal nostro caro amico Niko (Nicola De Florio), creatore delle mitiche pagaie AVATAK! http://www.avatakpagaie.com/

giovedì 11 settembre 2008

VERCURAGO - IMBERSAGO 2008

Foto di gruppo alla partenza davanti alla sede del CK90 Domenica si è svolta la nostra uscita classica di fine corsi, dalla sede del CK90 a Vercurago fino alla diga di Robbiate, un paio di chilometri a valle del traghetto leonardesco di Imbersago, dove comunque siamo tornati per sbarcare. Circa 18 chilometri di pagaiate immersi nel verde del Parco Adda Nord, circondati da numerose specie di uccelli acquatici. Un paio di trasbordi obbligatori lungo il percoso, alla diga di Olginate e in corrispondenza del cantiere per il nuovo ponte in costruzione a sud di Calolziocorte, non proprio comodissimi da fare con i pesanti kayak da mare, ma ampiamente ripagati dalla bellezza dei paesaggi e dalla clemenza del tempo che, in barba a tutte le previsioni, non ci ha rovesciato addosso nemmeno una goccia di pioggia. Un grazie a tutti i partecipanti, ben 15, per la simpatia. Nella mia galleria alcune foto.
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Sara osserva un Airone cenerino in località Fornasette

mercoledì 10 settembre 2008

LIBRI - LEZIONI DI KAYAK

Su segnalazione dell’amico Marco Ferrario (Ekokayak) vi consigliamo di acquistare il libro LEZIONI DI KAYAK di Fabio Pasini, un manuale illustrato di Kayak strutturato su due livelli per soddisfare sia neofiti sia kayakers esperti. Particolare spazio è dedicato alla sezione mare, ma vengono descritte con attenzione anche le tecniche per affrontare fiumi e laghi. Il manuale analizza le nuove tendenze come il Kayak Sit On Top ed è corredato da un DVD "The Passion of Kayaking" diretto dallo stesso autore di 72 minuti con le immagini di spedizioni emozionanti in Groenlandia, Patagonia, Perù, Mare del Nord, Incoronate; intervallate a sezioni didattiche che insegnano tutti i segreti per affrontare fiumi, laghi e mari. Editore Mursia - Collana Biblioteca del mare - € 22,00

Ecco il giudizio di Ekokayak che ha letto il libro: “In vacanza ho letto il libro "Lezioni di Kayak", lo trovo molto utile per chi inizia e interessante anche per chi ha già una buona esperienza.Mi piace molto il DVD allegato, in cui con l'ausilio di filmati itineranti viene affrontata la filosofia del pagaiare esplorando i mari e le coste; filosofia vicinissima, anzi coincidente al mio modo di viaggiare con un kayak marino. In sostanza 22,00 euro ben spesi”.

venerdì 5 settembre 2008

L’USCITA BAGNATA DAL KAYAK (WET EXIT)



Uscire dal kayak dopo un rovesciamento, trovandosi con la testa sott’acqua, è una manovra che ai principianti ma talvolta anche agli esperti può creare ansia. Per questo motivo è opportuno esercitarsi fin all’inizio, possibilmente in acque tiepide e con l’assistenza di un istruttore o di kayaker esperto, ma è consigliato anche a chi pratica il kayak da mare da molti anni per non rischiare di essere impreparati all’uscita bagnata dal kayak. Vediamo quindi quale è il modo migliore per uscire dal kayak in posizione di rovesciamento. La prima cosa da fare per uscire dal kayak è flettere il busto in avanti, spingendo la testa verso il paraspruzzi. Questa è una posizione di sicurezza in quanto si riduce la possibilità di esporsi agli eventuali ostacoli presenti in acqua (magari siamo vicini a riva o in prossimità di una scogliera). Una volta in posizione di sicurezza, si apre il paraspruzzi tirando l’apposita maniglia e, appoggiando le mani sulla coperta del kayak all’altezza dei fianchi, si fa leva sul pozzetto per sfilare glutei e gambe del pozzetto. L’azione che si compie è simile a una capovolta in avanti, e solo quando le gambe sono uscite completamente dal kayak è possibile risalire verso la superficie. Durante questa manovra è essenziale tenere la pagaia con una mano, per evitare di perderla; si può anche posizionarla sotto l’ascella così le mani sono libere di agire. Una volta riemersi, si raddrizza lo scafo e si infila la pagaia nel pozzetto. Per rientrare nel kayak esistono vari metodi: autosalvataggio (con paddle float o tecnica del rientro e eskimo) oppure salvataggio assistito (ma dobbiamo avere uno o più compagni in kayak).

Nerrajaq si esercita in un'uscita bagnata dal kayak .

lunedì 1 settembre 2008

VI RACCONTIAMO LA GROENLANDIA

Su segnalazione dell'amico Marco Ferrario (Ekokayak), tratti dal sito http://www.mentelocale.it/, vi proponiamo i racconti di viaggio di Ottorino Tosti, membro della spedizione Saxum 2008 in Groenladia. Saxum 2008 è l'unica spedizione italiana in Groenlandia nell'ambito delle iniziative dell'Anno Internazionale Polare 2007-2008. Ha ricevuto la Medaglia d'Argento della Presidenza della Repubblica. Tra i promotori la fondazione Ex-Plora Nunaat International e l'Istituto Geografico Polare S.Zavatti.

Per chi preferisce ho raccolto i primi 4 racconti di Ottorino Tosti in un unico documento pdf:
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